Tangenti per dialisi, scandalo sanità a Catania: 5 arresti

Tangenti per dialisi, scandalo sanità a Catania: 5 arresti

Sviavano i pazienti in dialisi dalle strutture pubbliche a quelle private. Nei loro confronti, nell'ambito dell'operazione "Bloody money", militari delle fiamme gialle hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip, su richiesta della locale Procura distrettuale. Questa l'accusa per cinque persone, tra imprenditori, dirigenti e medici dei Reparti di Nefrologia e Dialisi degli ospedali Garibaldi e Vittorio Emanuele di Catania. C'e' anche un parente di Matteo Messina Denaro tra i cinque arrestati Si tratta di Francesco Messina Denaro, 55 anni, procuratore speciale della Diaverum Italia Srl per la Sicilia, inserita in un gruppo internazionale di rilievo.

Scatta a Catania l'operazione "Bloody money" condotta dalla guardia di finanza, arrestato anche un imprenditore legato da vincoli di parentela con un noto latitante mafioso.

Il giudice ha inoltre disposto, l'interrogatorio di garanzia, per la nomina di un commissario giudiziale per un anno a carico delle due società coinvolte nelle indagini, ritenute responsabili ai sensi del D.Lgs. L'uomo é procuratore speciale per la Sicilia della Diaverum Italia Srl, società, con sede ad Assago (Milano), che gestisce centri di dialisi in tutta Europa. Poi ci sono altri due imprenditori e due dirigenti medici posti agli arresti domiciliari. In cambio i centri elargivano assunzioni, stipendi, consulenze e bonus contrattuali. Nessuna responsabilità penale è emersa invece sul conto delle strutture ospedaliere catanesi dove prestavano servizio i dirigenti medici e gli infermieri corrotti.

L'arco temporale in cui sarebbero avvenuti i fatti è compreso tra luglio 2014 e aprile del 2015: secondo le testimonianze dei pazienti e le indagini degli agenti gli accusati avrebbero abusato del rapporto di fiducia instaurato con i loro assistiti per inviarli in centri di dialisi privati, anche mediante pressioni psicologiche.

Catania - Un trattamento meramente "commerciale" ai dializzati, che in alcune conversazioni registrate venivano considerati "regali" o "numeri da portare" ed un progressivo e sensibile aumento dei flussi di spesa pubblica erogati per il rimborso delle prestazioni effettuate dai centri privati.