Renzi, referendum su futuro paese non sul mio

Renzi, referendum su futuro paese non sul mio

Matteo Renzi lo ha detto stamani in un'intervista radiofonica, per correggere chi gli attribuiva la frase "se perdo cambio mestiere" detta ieri a Torino nel corso dell'incontro con gli imprenditori. "Mi colpisce molto il fatto che mi accusino di non lavorare: in queste ultime ore stiamo presentando in giro per l'Italia il grande progetto Industria 4.0, diamo 900 milioni di soldi dati al fondo di garanzia, ieri ho visitato ieri i luoghi del sociale". E cioè che ieri il presidente del Consiglio ha inaugurato i lavori contro il dissesto idrogeologico sul Bisagno che nessun governo aveva voluto prima di noi. Secondo Renzi "chi vuole meno costi è chiamato ad un domanda secca. Dovrebbe occuparsi del governo del Paese, magari vedendo se riesce a far quadrare i conti della legge finanziaria, della disoccupazione, della crisi". Non solo, Gianni Letta e Denis Verdini hanno comunicato al premier che i tentativi di convincere Berlusconi ad un atteggiamento più soft sulla riforma costituzionale sono falliti. E' proprio la "realtà" che dà ragione a Massimo D'Alema. C'e' una bella differenza", ha poi aggiunto Renzi sottolineando: "L'obiettivo, come nel Palio di Siena, non e' che uno vinca ma che l'altro perda. "Ho detto e lo ripeto che non discutiamo del futuro mio o del Governo, abbiamo sbagliato a inizio referendum a dare un messaggio troppo centrato su questo. Questo è un paese che ha bisogno di rimettere ordine in tante cose". "Non si dica che dà potere ai partiti di scegliersi le persone, perché il 72% verrebbe scelto con le preferenze".

"Il referendum è un'occasione che non ricapita, di mandarmi a casa ci sono occasioni plurime". "Se però D'Alema vuole parlare di risultati del governo - continua il sottosegretario - potremmo discutere della riforma del mercato del lavoro che lui teorizzò e non realizzò, della riforma delle unioni civili, che lui teorizzò e non realizzò e di molte altre scelte legislative che sicuramente D'Alema avrebbe ben accettato se solo avesse ottenuto una modesta poltrona di consolazione". "Se la gente vota sì queste cose -superamento del bicameralismo perfetto, riduzione numero parlamentari, abolizione del Cnel - accadono, se vota No poi per i prossimi 30 anni nessuno le cambierà". Sulla giustizia infine (considerando anche le presunte frizioni tra lui e il ministro della Giustizia Andrea Orlando e lo 'scontro' con l'Anm) Renzi ha indicato una exit strategy sulla riforma del processo penale.