Referendum. Zagrebelsky attacca Renzi: "È una svolta oligarchica"

Referendum. Zagrebelsky attacca Renzi:

Venerdì sera il direttore del TgLa7 Enrico Mentana ha condotto un dibattito sulla riforma della Costituzione, sulla quale si voterà al referendum del prossimo 4 dicembre, tra il presidente del Consiglio Matteo Renzi e il costituzionalista Gustavo Zagrebelsky.

Ciò perché gli italiani, che hanno capito le ragioni del sì, ribadite ieri da Renzi (abolizione del bicameralismo paritario ossia ridefinizione del Senato, riduzione dei costi e del numero dei parlamentari e dei consiglieri regionali, abolizione del Cnel, modifica del Titolo V della parte II della Costituzione ossia semplificare e centralizzare alcune competenze in sanità, trasporti, energia togliendole alle Regioni) non solo rimangono confusi sulle ragioni del no, ma per il concetto emerso per così dire riduzionista della attuale Costituzione. "Noi come Pd prenderemo un'iniziativa per togliere ogni dubbio sulla legge elettorale".

Tra i 38 stratagemmi indicati, Zagrebelski non avrebbe mai adottato l'ultimo: "Argumentum ad personam" per buttarla in caciara; Renzi, politico non mediocre, l'ha fatto. "La riforma di Berlusconi dava al presidente del Consiglio il potere di sciogliere le Camere, io nemmeno ho il potere di sciogliere i lacci delle scarpe". E il costituzionalista ha ripreso: "La resa delle istituzioni non dipende solo dai testi ma dalla quantità di elementi dentro i quali le istituzioni sono calate". "Le difficoltà non derivano dal bicameralismo", ribatte Zagrebelsky, "derivano dal fatto che le forze politiche non sono d'accordo". I greci erano individualisti e ipercompetitivi, vivevano per il merito e la gloria (si pensi ad Achille che sceglie la fama in cambio di una giovane morte).

Tra amnesie imbarazzanti (non ricordo cosa votai in occasione della riforma costituzionale del 2001, non ricordo se ho detto quello che lei mi attribuisce leggendo un articolo di giornale) e scene surreali da interrogazione all'esame universitario, il Prof. I costituzionalisti, signor presidente, non sono legati soltanto alle formulette, ciò che conta è il quadro l'insieme. Anche se Renzi ha usato un'espressione irrituale: "Che la legge elettorale cambierà lo hanno compreso anche i sassi ormai, purtroppo.". Il dibattito fra "si" e "no" è entrato nei tg, ma soprattutto nei programmi di approfondimento e nei contenitori: su La7 in particolare nelle trasmissioni L'aria che tira (oltre 3 ore e 17 minuti), Omnibus (3 ore e 10 minuti) e 8 e ½ (2 ore e 47), oltre ovviamente al programma di Mentana. Con questa riforma ci sono due rischi: "quello di una concentrazione dei poteri al vertice e quello di passare dalla democrazia all'oligarchia". Un direzione del Pd dovrebbe essere convocata nelle prossime due settimane: momento decisivo per capire se la frattura è sanabile. "Noi abbiamo smosso la palude, perché non volete parlare di futuro?". Nel corso del confronto il premier, però, ha annunciato di essere disponibile a modificare la legge elettorale: "Vorrei cambiare il sistema dei capilista bloccati", ha affermato.

Il problema fondamentale, secondo Zagrebelsky " È la complessità politica, non è legato alle regole scritte nella Costituzione.

Ma l'inversione dei ruoli dura poco. Zagrebelsky per il confronto di stasera.