Pronto soccorso: solo nel 13% spazi dedicati a malati terminali

Pronto soccorso: solo nel 13% spazi dedicati a malati terminali

L'indagine presentata oggi dal Tribunale per i Diritti del Malato (TDM) della Ong umanitaria Cittadinanzattiva e dalla Società italiana della medicina di emergenza-urgenza (Simeu) traccia un desolante quadro della situazione dei Pronto Soccorso in Italia.

Il monitoraggio fotografa 93 strutture di emergenza urgenza; dà voce a 2944 tra pazienti e familiari di pazienti intervistati; misura accessi, ricoveri e tempi di attesa di 88 strutture di emergenza urgenza di cui sono stati direttamente valutati i flussi di gestione. Sovraffollamento, tempi di attesa per il ricovero in reparto che possono superare le 48 ore, adeguata attenzione alla terapia del dolore solo in sei strutture su 10 ma in modo differente a seconda delle realtà regionali, spazi dedicati al malato in fase terminale solo nel 13% delle strutture.

Due situazioni 'limite' segnalate nel monitoraggio 'Lo stato di salute dei Pronto soccorso italiani' presentato oggi da Cittadinanzattiva e Società italiana di medicina di emergenza-urgenza (Simeu).

Il TDM e il Simeu hanno anche elaborato e promosso anche una Carta dei Diritti al Pronto Soccorso, che in otto punti descrive i diritti irrinunciabili che dovrebbero avere sia i pazienti che chi lavora in ambito sanitario. Inoltre nel 40% dei Pronto Soccorso i tempi di attesa arrivano comunque a 48 ore. L'attesa massima è stata invece di 7 giorni (168 ore) nei reparti Osservazione breve intensiva, nuove strutture previste dal Regolamento sugli Standard qualitativi sull'assistenza ospedaliera.

Solo il 60% degli ospedali ha attivato procedure standardizzate o adottato linee guida sulla valutazione del dolore, mentre per il 30% dei pazienti non sono state preservate privacy e riservatezza. La procedura di rivalutazione del dolore in tutto il percorso del paziente al Pronto soccorso viene svolta da poco piu' del 60 per cento delle strutture monitorate (60 per cento Pronto soccorso, 66 per cento Dea di I livello, 61 per cento Dea di II livello). Anche in questo caso i DEA di I e di II livello del sud ne risultano maggiormente sprovvisti (38% DEA di I livello, 41% DEA di II livello). "Tuttavia molte e gravi sono le criticità emerse dal monitoraggio, a partire proprio dalla scarsa trasparenza della gestione dei posti letto". "Uno spaccato della sanità italiana non nuovo ai pazienti ed operatori sanitari ma certamente ben conosciuto da chi ritiene che il sistema di emergenza-urgenza non debba rientrare nelle scelte strategiche della sanità perché eccessivamente denso di problemi e rischi a fronte di fattori produttivi poco interessanti". E' grave infatti che solo il 45% dei DEA I livello abbia conoscenza in tempo reale dei posti letto disponibili nei reparti di tutta la struttura. "La Commissione interna, composta da quattro medici dell'azienda - si legge nel comunicato - ha il compito di 'accertare le cause delle circostanze specificando le azioni messe in atto dall'equipe del Pronto Soccorso nella presa in carico del paziente, individuando ove rilevate eventuali specifiche responsabilità individuali'; 'la commissione dovrà individuare gli strumenti e le aree di miglioramento organizzativo al fine di prevenire il ripetersi di analoghi episodi'". Chiediamo che la presenza del familiare sia un diritto e non un favore da chiedere di volta in volta.

Il trattamento del dolore acuto (p.55 e seguenti): Attraverso l'indagine civica si è andati a valutare il grado di attenzione alla registrazione ed alla cura del dolore nelle persone ricoverate nelle strutture di Emergenza-Urgenza.

Pochi gli spazi per le attese "attrezzati" per i bambini (in nessuno dei PS, 36% DEA I livello, 29% DEA II livello); quasi assenti le barriere architettoniche, mentre molto presenti sono quelle sensoriali (meno del 10% delle strutture ha accorgimenti per non vedenti-ipovedenti); dotazioni di sedie a rotelle, barelle e elevatore per grandi obesi presenti prevalentemente al nord.

L'Italia delle 'due velocità' si vede anche al Pronto soccorso, con situazioni che registrano enormi differenze tra Nord e Sud.