Pif e gli americani che legittimarono la mafia, pensando a Scola

Pif e gli americani che legittimarono la mafia, pensando a Scola

Anche lei lo ama molto, ma c'è un problema: la ragazza è promessa sposa del figlio di un importante boss di New York.

Sfruttando quella verve comica un pò fanciullesca e un pò da imbranato che lo trasforma in un personaggio che ammicca a Roberto Benigni, Pif racconta un'Italia impaurita, insicura e preda dei perfidi raggiri perpetrati dalle cosche mafiose, carnefici mascherati da salvatori della patria di un popolo incapace di discernere tra menzogna e realtà, anche per colpa di un basso profilo culturale: perchè la mafia si ciba della povertà mentale e della paura, delle difficoltà delle persone umili e del contesto storico turbolento che funge da scenario.

Co-protagonista di In guerra per amore è Miriam Leone, che da tempo desiderava lavorare con Pif e che è stata lusingata quando il regista l'ha voluta nel cast del suo secondo film, tra l'altro, nei panni di protagonista: "Da Siciliana, per me è motivo di grande orgoglio essere in questo film, perché il modo di fare denuncia di Pif e il modo di fare denuncia della scrittura del film parte da un documento, ma regala la poesia e la poesia contiene sempre più verità, in qualche modo, della verità".

"Il cosiddetto rapporto americano Scotten su come comportarsi con la mafia in Sicilia prima dello sbarco (farsela amica o combatterla) - dice Pif -, metteva già allora in guardia sul pericolo di allearsi con la criminalità da parte delle forze alleate perchè gli effetti sull'isola potevano prolungarsi, come è accaduto, per anni e anni". Così, per poterla sposare, Arturo ha un'unica possibilità: ottenere il sì del padre dell'amata, che vive in un paesino siciliano. È quello che racconta il regista siciliano che svela che si tratta di una sorta di prequel dichiarato de La mafia uccide solo d'estate. Che, però, è rimasto nel paese d'origine, l'immaginaria Crisafullo, in Sicilia.

In guerra per amore racconta un capitolo di storia del quale nessuno aveva mai parlato al cinema prima d'ora e che mostra agli italiani e soprattutto alle ultime generazioni cosa è successo dopo il fascismo in Sicilia e cosa ne è stato di quella libertà e di quella democrazia che gli Americani avevano tanto promesso. "Non concepisco l'idea di raccontare al cinema una storia contemporanea ha commentato Pif per quello mi sfogo in tv". E' una guerra, e la guerra è già incredibile di per sé come evento, lì non si capiva più chi erano i buoni, chi erano i cattivi, con chi stavamo noi.

Siamo nel 1943, durante la seconda guerra mondiale.

"Non conoscevo questa storia, ho iniziato a studiarla circa due anni fa, mentre preparavo uno speciale sui 70 anni della festa della Liberazione", spiega Pif nelle note di regia del film.