Mercato immobiliare, Censis-Nomisma: "Il 2% dei mutui è richiesto da under 25"

Mercato immobiliare, Censis-Nomisma:

Se i giovani italiani si dovessero allineare alla media europea, avremmo una domanda di almeno un milione di alloggi, per la maggior parte nei capoluoghi. E' quanto emerge dal report Censis-Nomisma "I giovani e la casa". Solo in Grecia, Slovacchia e Croazia si registrano percentuali più elevate.

Nel nostro Paese il 62,5% dei giovani tra i 18 e i 34 anni vive ancora con i genitori, contro una media europea del 48,1%. Dall'analisi delle quote di mercato per età della domanda di mutui degli ultimi anni, risulta che gli under 25 risultano quasi assenti (2,1% in media ad inizio 2016), mentre la fascia di età 25-34 anni si è a mano a mano ridotta assestandosi al 24,7%, dato inferiore rispetto a famiglie di età maggiore (36,1% per la classe 35-44 anni). Il canone medio mensile corrisposto dalla fascia di popolazione giovane è di 382 euro. Sono i Millennials, poco meno di 11 milioni di giovani tra i 20 e i 34 anni che costituiscono il 16,4% della popolazione totale del nostro Paese e scontano la mancanza di politiche abitative, costretti in situazioni di "stallo" a rinviare la realizzazione dei loro progetti di vita con la sensazione di essere "in ritardo" sulle tappe del percorso verso l'autonomia.

"Se per i genitori la casa e' stata il luogo della coppia e della crescita dei figli, fattore di identita' e di appartenenza, per i trentenni di oggi l'abitazione e' per forza di cose anzitutto un servizio, uno strumento, che non crea vera appartenenza".

Ulteriore dato sottolineato dai ricercatori, la predisposizione verso forme di condivisione di beni considerati primari, come appunto la casa o l'auto, a fronte di una effettiva impossibilità di accesso. A delineare questo scenario è un'indagine "I giovani e la casa". Tuttavia appare in costante aumento il fenomeno dell'acquisto di una seconda casa ad uso familiare: sul totale delle famiglie che ha intenzione di comperare un'abitazione nel 2016, il 48% (contro il 35,4% dell'anno precedente) dichiara di volerla destinare ad un figlio.