Maxi truffa agli imprenditori: un arresto anche nel Lodigiano

Maxi truffa agli imprenditori: un arresto anche nel Lodigiano

Scoperta una maxi truffa finanziaria da tre miliardi di euro, da parte di un'associazione criminale che proponeva falsi finanziamenti ad imprenditori in difficolta'.

In carcere sono finiti Aldo Pietro Ferrari e Cosimo Barbiero, 63 anni, residente a Borghetto di Vara (Spezia), considerato il suo braccio destro, anche se ufficialmente risiede in una casa popolare. In cambio dell'intermediazione l'organizzazione chiedeva una parcella compresa tra il 5 e l'8% del valore totale del finanziamento che era di consistenza importante, andava infatti da un minimo di 5 milioni sino anche a 100 milioni ed oltre. Tuttavia, a conclusione dell'iter descritto, i finanziamenti non venivano mai erogati. Nella loro forma pubblicitaria venivano suggerite anche delle sedi disseminate in Italia e negli Stati Uniti, in Israele, in Portogallo e in Spagna, dove abbiamo collaborato con le Autorità di quei paesi.

In tutto, si contano almeno 70 imprenditori truffati, alcuni dei quali sono poi falliti.

Grazie all'utilizzo di particolari tecniche di indagine, a pedinamenti, all'analisi di centinaia di contratti, nonché ai numerosissimi riscontri sulle banche dati in uso al Corpo, i finanzieri hanno potuto ricostruire un articolato sistema di truffa a danno di decine di imprenditori italiani ed esteri, spesso in stato di difficoltà, che per ottenere finanziamenti si erano rivolti alla società neozelandese INTERNATIONAL WORLD INVESTMENT LOANS (I.W.I.L.).

LA NOTA DELLA FINANZA - Al termine di una complessa attività di indagine durata oltre due anni e coordinata dalla locale Procura della Repubblica, la Guardia di Finanza di Parma ha smascherato un'associazione a delinquere composta da 14 persone e capeggiata dal noto faccendiere parmigiano F.A.P., già coinvolto in precedenti vicende giudiziarie. Dietro la fantomatica Iwil, insomma, secondo gli inquirenti si celava un'organizzazione che fingeva di operare alla luce del sole utilizzando immobili di pregio affittati a Parma, "così da apparire come un normale operatore nel settore finanziario", dice la Finanza.

Dopo la firma di quest'ultimo, al richiedente veniva richiesto il versamento di una somma di denaro a titolo di spese per l'istruzione della pratica, a fronte del quale seguiva anche l'emissione della fattura fiscale: un meccanismo, spiegano i militari, che avrebbe avuto lo scopo di rassicurare il cliente, ma in grado di consentire all'organizzazione di incassare una somma anche maggiore di denaro.

Per due dei sei presunti responsabili della truffa - tra cui il tizzanese Aldo Ferrari, il "Re Mida" da cui l'operazione prende il nome - è stato disposto il carcere, mentre altri quattro sono stati posti agli arresti domiciliari: il reato ipotizzato è associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata e continuata.

Sequestrata inoltre la sede italiana della Iwil, la società che sarebbe stata utilizzata per realizzare la truffa, con inibizione dell'accesso ed oscuramento delle relative pagine web.