Italicum, Renzi: decide il Parlamento, non il Pd

Italicum, Renzi: decide il Parlamento, non il Pd

Contrariamente a quanto affermato in precedenza, il Pd di Matteo Renzi non vuole mettere mano all'Italicum, o almeno non ha proposte di modifica da portare avanti in prima persona: tuttavia il premier nel corso di un'intervista a Radio Popolare ha affermato che resta aperto ai suggerimenti dell'opposizione.

"Il Partito democratico e' pronto ma non a presentare un'altra proposta di riforma elettorale, anche perche' altrimenti si fa il carciofo, a forza di leggi elettorali...". Ma la mossa - più che per rendere evidente la "pretestuosità" della linea "già decisa" dai suoi avversari interni - gli serve per lanciare un altro segnale oltre i confini del Pd.

"Io non faccio una nuova legge - ha proseguito - non decido io, è una scelta del Parlamento".

Il ballottaggio è un elemento cardine per poter rendere governabile il nostro paese, gli elettori avranno una più concreta possibilità di scegliere la maggioranza che salirà al Governo; la disponibilità è sempre quella di mettersi intorno ad un tavolo e confrontarsi, ma sempre entro determinati limiti, non resta che attendere le prossime settimane per sapere ulteriori dettagli.

L'apertura però non piace al centrodestra, che vede il tutto come un contentino di Renzi per spianarsi la strada del referendum. In sintesi la posizione del premier Renzi sul tormentone della legge elettorale che va a braccetto con quello del referendum costituzionale. "Sono i piu' simpatici". "Spero che il confronto con Zagrebelsky abbia chiarito che non c'è nessun rischio di deriva autoritaria". "Totale rispetto per lui, ma la matematica gli si è rivoltata contro". "Abbiamo alzato il quorum per l'elezione del Presidente della Repubblica", elenca. Il punto e' che qualcuno pensa che decidere a maggioranza non sia democrazia. Ha detto il presidente del consiglio. E' normale" che ci siano così tanti indecisi, "poi nel tempo crescerà l'attenzione.

Dello stesso parere anche Anna Falcone, avvocata cassazionista specializzata in Diritto costituzionale e amministrativo che per il 'Corriere della Sera' ha elencato i dieci motivi per votare "no", tra essi, il fatto che "Con l'abolizione delle materie concorrenti aumenteranno i ricorsi tra Stato e Regioni. Quando si è chiuso questo pacchetto, mi dovete spiegare perchè un collegamento che permette di avere l'alta velocità da napoli a palermo non si possa fare, un'opera che costa 3 miliardi di euro e invece si possa fare il tunnel del Brennero, la Torino-Lione".