Italiani rapiti in Libia, voci di trattativa: chiesti 4 milioni di riscatto

Italiani rapiti in Libia, voci di trattativa: chiesti 4 milioni di riscatto

Bruno Cacace e Danilo Calonego, i due italiani rapiti il 19 settembre nei pressi di Ghat, una città-oasi del Fezzan, nella Libia sudoccidentale, vicino al confine con l'Algeria, potrebbero essere liberati nel giro di "due settimane". Secondo quanto rivelato da alcune fonti della sicurezza algerina al sito web Middle East Eye, i tre sarebbero nelle mani di un gruppo malavitoso guidato da un algerino legato ad al Qaeda nel Magreb islamico. "L'uomo che li guida è l'algerino Abdellah Belakahal". Secondo quanto riferiscono fonti della sicurezza locale citate dal sito informativo libico "al Wasat", gli investigatori italiani sarebbero "rimasti sorpresi per la scarsa importanza data dalle autorità libiche al caso del sequestro dei tre stranieri" che lavoravano all'aeroporto locale.

Qualora non venissero accolte le richieste del gruppo armato, Belakahal avrebbe minacciato di consegnare gli ostaggi ad Al Qaeda nel Maghreb o addirittura ad una cellula dell'Isis.

È comunque ottimista sull'esito della vicenda il Middle East Eye, secondo il quale le trattative sarebbero a buon punto e gli ostaggi verranno presto rilasciati.

Indiscrezioni diffuse in passato intorno ai sequestri di cittadini occidentali effettuati da Aqmi riferirono che i riscatti chiesti si aggiravano solitamente intorno ai 9/11 milioni di euro.

La minaccia di "vendere" gli ostaggi a gruppi jihadisti è credibile tenuto conto dei molti sequestri di occidentali effettuati negli anni scorsi da Aqmi allo scopo di finanziarsi. Il gruppo di rapinatori e sequestratori si muoverebbe a cavallo fra Libia ed Algeria.