Fans e rischio cardiaco, studio italiano conferma la correlazione

Fans e rischio cardiaco, studio italiano conferma la correlazione

Uno studio condotto dalla Università Bicocca di Milano mette nel mirino alcuni dei farmaci più usati per la cura di dolori di piccola entità accusandoli di poter essere causa di problemi al cuore.

Sotto accusa alcuni degli antinfiammatori più utilizzati: ibuprofene, diclofenac, indometacina, ketorolac.

La ricerca statistica ha coinvolto quasi 10 milioni di persone, con un'età media di 77 anni, e 92.163 ricoveri ospedalieri per scompenso cardiaco o insufficienza cardiaca in quattro Paesi europei: Gran Bretagna, Olanda, Italia e Germania.

Ma a rassicurare sulla situazione è intervenuto il professor Piergiuseppe Agostoni, responsabile dell'area cardiologica critica dell'ospedale Monzino di Milano che spiega: "Non è la pastiglia presa una volta ogni tanto per i dolori del ciclo mestruale o per il mal di testa che deve spaventare". "È vero che alcuni Fans e Coxib possono influire, per esempio, nel gioco tra prostaglandine e ciclossigenasi peggiorando il meccanismo di formazione della placca e la capacità di autoregolazione della vasodilatazione, ma non per questo si può concludere che questa classe di farmaci provochi lo scompenso cardiaco". Lo studio, coordinato da Giovanni Corrao docente di Statistica medica, si intitola "Non-steroidal anti-inflammatory drugs and the risk of heart failure: a nested case-control study from four European countries in the SOS projects" - ed è stato pubblicato sul British Medical Journal e sostiene appunto che chi utilizza gli antinfiammatori non steroidei ha una maggiore esposizione a problemi al cuore.

L'esperto ha poi proseguito affermando "Trattandosi di uno studio di popolazione ha il vantaggio dei grandi numeri ma sono inevitabili alcuni errori che possono essere dovuti, per esempio, alla selezione dei pazienti". I dati sono stati confrontati con 8.246.403 controlli rispetto all'uso di 27 Fans, di cui 23 tradizionali e 4 di formula più recente, quella degli inibitori della Cox-2 (l'enzima cicloossigenasi-2). In particolare è stato evidenziato il rischio cuore per sette Fans tradizionali (diclofenac, ibuprofene, indometacina, ketorolac, naproxene, nimesulide, piroxicam) e due COX2 inibitori (toricoxib e rofecoxib). Soprattutto per i principi attivi tradizionali la probabilità di ricovero appare direttamente proporzionale al dosaggio, arrivando a raddoppiare alle dosi più elevate sperimentate. L'aumento di rischio di ricovero ospedaliero variava dal 16% per il naprossene all'83% per il kertolac.

"L'importanza dello studio - ha dichiarato Giovanni Corrao - è che risultati simili sono stati verificati in tutta Europa e dunque questi rischi non dipendono dalle abitudini prescrittive o da comportamenti esterni, ma sono direttamente riferibili ai farmaci". "Non sono da mettere all'indice, ma neppure vanno assunti troppo alla leggera".