Business pane in mano al clan Casalesi, arresti e sequestri

Business pane in mano al clan Casalesi, arresti e sequestri

Napoli, 28 set. (askanews) - Nove arresti (sei in carcere e tre ai domiciliari) fra cui un imprenditore del casertano. In un blitz, a cui ha preso parte anche la Polizia Penitenziaria, sono stati sequestrati beni per 18 milioni, riconducibili al clan, e arrestate altre persone riconducibili a loro. I finanzieri hanno messo i sigilli a diverse società e attività imprenditoriali che venivano usate per gestire il monopolio nella gestione della distribuzione del pane e di altri prodotti alimentari nel Casertano. Il guardaspalle del boss, cioè Fontana, inoltre, "sedava" i conflitti che sorgevano per questioni economiche riguardanti gli investimenti delle varie fazioni nei settori immobiliare e commerciali. Entrambi organizzavano incontri con l'imprenditore Gianni Morico, a capo di un gruppo di imprese sulla produzione dei prodotti da forno e di un bar a Santa Maria Capua Vetere. Le indagini, hanno appurato come personaggi come Gianni Morico, imprenditore, si avvaleva del carisma camorristico di Nicola Villano per imporre ai commercianti recalcitranti di acquistare i suoi di prodotti sbaragliando la concorrenza. Nella bolgia criminale, figurava Mario Maio quarantasei anni elemento di spicco del clan di Francesco Schiavone, "detto Sandokan" (attualmente il gruppo è capeggiato da Salvatore Cantiello), noto per la sua spiccata propensione a delinquere grazie anche alle sue vicende giudiziarie del passato.

I beni sottoposti a confisca di prevenzione consistono in società e fabbricati, aventi sede od ubicati principalmente nella provincia di Caserta, nonché diversi beni mobili e rapporti finanziari nella disponibilità diretta e indiretta del predetto, per un valore complessivo di oltre 11 milioni di euro. Quest'ultimo pianificava insieme a Morico il servizio di smistamento del pane sul territorio di Caserta, interveniva direttamente per imporne l'acquisto dalle imprese controllate dal clan e, infine, concludeva accordi con altre fazioni camorristiche (tra cui la citata di Michele Zagaria) al fine di ripartire le aree del territorio stabilendo modalità strategiche e condivisione degli utili.