Banche, FMI: "Sforzi del Governo potrebbero non bastare"

Banche, FMI:

Le cifre sono sostanzialmente in linea con le ultime stime, anch'esse riviste al ribasso, presentate dal Governo nel Def. La riduzione più consistente è toccata agli Stati Uniti, che gli economisti dell'Fmi prevedono ora che possa crescere delll'1,6% nel 2016 (lo 0,6% in meno rispetto a luglio) e del 2,2% nel 2017 (lo 0,3% in meno).

Sempre nella relazione, è stata mantenuta la stima per la crescita della Cina: +6% nel 2016 e +6,2% nel 2017. È quanto emerge dal Global Financial Stability Report (Gfsr), il rapporto redatto dal Fondo monetario internazionale nell'ambito dei lavori autunnali in corso a Washington.

Il Fmi lima le stime di crescita per l'Italia e vede il debito nuovamente in crescita. Ma ulteriori aumenti dei tassi di interesse "dovrebbero essere graduali e legati a chiari segnali che i prezzi e i salari si stanno stabilizzando in modo duraturo".

Comunque il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, difende e conferma l'obiettivo del Pil 2017 all'1%: "anche noi consideriamo questo obiettivo ambizioso, perché abbiamo il dovere di esserlo".

Il FMI ha inoltre tagliato le stime di crescita degli Usa all'1,6 per cento quest'anno dall'atteso 2,2 per cento. Lo afferma il Fmi, sottolineando che un eccessivo debito privato è associato con le crisi finanziarie, accompagnate da rallentamenti economici più profondi e protratti. Se da un lato, infatti, i rischi a breve termine su questo versante sono diminuiti quest'anno, nel medio periodo la situazione sta diventando più difficile, a causa del basso livello della crescita, delle perduranti aspettative di bassi tassi d'interesse e di una diffusa instabilità politica a livello mondiale. L'anno prossimo le economie emergenti dovrebbero crescere del 4,6%. Le autorita' cinesi continueranno a spostare l'economia verso i consumi e i servizi, mentre in precedenza era basata su investimenti e industria.

Il Fondo ha specificato che la confidenza dei consumatori è ancora influenzata negativamente e che l'inflazione salirà il prossimo anno al 2,5 per cento, spinta dal deprezzamento della sterlina del 10 per cento all'indomani della Brexit.