Bagdad: con le truppe turche in Iraq si rischia guerra regionale

Bagdad: con le truppe turche in Iraq si rischia guerra regionale

Ankara ha inviato centinaia di addestratori e consiglieri a Bashiqa, 40 chilometri a Nord della capitale dell'Isis in Iraq.

Roma - In vista della conquista di Mosul, la seconda città irachena e roccaforte da giugno 2014 di Isis, sale la tensione tra i governi di Ankara e Baghdad con i governi dei due Paesi che hanno convocato i rispettivi ambasciatori.

Ieri il delegato iracheno al Palazzo di Vetro ha chiesto una riunione d'emergenza del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite dopo l'annuncio di Ankara di voler partecipare alla liberazione di Mosul.

"Qualsiasi azione per la liberazione di Mosul dovrebbe essere condotta da chi ha legami etnici e religiosi con la città", aveva detto Erdogan, dicendosi contrario ad una partecipazione delle milizie paramilitari sciite alla campagna militare. Il nodo del contendere è la minoranza turcomanna (legatissima ad Ankara) sunnita a Mosul, la presenza a 15 km di distanza dalla città di 300 soldati turchi che stanno addestrando i peshmerga curdi (a differenza di quelli siriani e turchi considerati amici) ed il fatto che il grosso delle truppe irachene che stanno per iniziare le operazioni di 'riconquista' sono sciite come il resto degli iracheni.

EPA  ANDREA DICENZO
EPA ANDREA DICENZO

La scintilla dell'escalation della crisi è stata la decisione del Parlamento di Ankara di estendere di un anno la presenza di militari turchi in Iraq e in Siria (dive ornai vi sarebbero circa 10 mila militari turchi), allo scopo di "combattere il terrorismo". A sua volta il ministero degli Esteri iracheno ha convocato invece l'ambasciatore turco a Baghdad, Faruk Kaymakci, in seguito alle dichiarazioni rilasciate dal premier di Ankara, Binali Yildirim, riguardo all'operazione militare per liberare Mosul.

Nella risoluzione approvata dall'Assemblea nazionale irachena i deputati invitano il governo a inviare una nota diplomatica alla Turchia, condannando inoltre esplicitamente "le affermazioni sediziose del presidente turco", ritenute fonte di divisioni settarie. Le parole più dure sono arrivate però dal premier Haider al-Abadi, secondo il quale la presenza delle truppe turche in Iraq "può portare a una guerra regionale".

Il vice-premier turco contesta questa scelta e auspica collaborazione. "Condanniamo questa decisione inaccettabile del parlamento iracheno, incluse le sporche accuse contro il presidente (Recep Tayyip Erdogan)", si legge in un comunicato. Per quanto concerne il primo teatro di guerra, facendo leva su un'alleanza con il presidente del Kurdistan, Massoud Barzani, il suo obiettivo è quello di controllare Mosul.