Assegni falsi, smantellata la banda da 4 milioni di euro

Assegni falsi, smantellata la banda da 4 milioni di euro

Le città coinvolte nell'operazione della polizia sono Genova, Como, Livorno, Pisa, Cuneo, Novara, Firenze, Torino, ma si sospetta che le attività dei malviventi fosse molto più estesa. L'indagine ha avuto inizio nell'aprile 2015 quando la direttrice di una filiale bancaria di Torino denuncia alla Sezione di Polizia Giudiziaria della Procura di Torino, il caso di un assegno circolare incassato fraudolentemente.

Intascavano oltre 4 milioni di euro l'anno con assegni circolari contraffatti.

Anche a Torino e provincia, come hanno documentato le indagini coordinate dal pm Paolo Scafi, sono stati aperti numerosi conti correnti e scambiati numerosi assegni falsificati.

In sostanza, un postino, in servizio al centro meccanizzato di Napoli, riconosceva raccomandate che contenevano assegni di assicurazioni, dell'Inps o di altri enti e li faceva sparire. Dalla Campania il gruppo si muoveva per colpire in varie città.

Banda di falsari, sette le persone arrestate, tutte residenti nel Casertano e nel Napoletano.

Questa era infatti ben strutturata, composta da un falsario (un dipendente delle poste) e da un gruppo di cosiddetti "scambisti", che si recavano negli istituti di credito individuati da una terza figura per incassare e poi dividere il bottino. A lui il compito di individuare le filiali giuste, di prenotare hotel e organizzare le trasferte. Le altre persone colpite da custodia cautelare sono: Arturo Tangredi, 1978; Gilda Legnante, 1975, Giovanni Profita, 1987; Aniello Masucci, 1977.

I reati contestati sono associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio, possesso e fabbricazione di documenti falsi, uso di atti falsi, falsità materiali commesse da privati, e peculato continuato per il soggetto basista. Dalle perquisizioni sono stati rinvenuti un centinaio di assegni, tutti emessi da società assicuratrici per casi di sinistri stradali, carte d'identità in bianco contraffatte, denaro contante per diverse migliaia di euro, timbri di uffici pubblici utilizzati per le contraffazioni, carte di credito e postepay, oltre a dispositivi token bancari, fotografie di nuovi complici da inserire nei documenti falsi, buste paga e sim telefoniche da fornire alle banche all'atto dell'apertura dei nuovi conti corrente.