Architetto ucciso, procuratore: "Decisivi i rapporti tra esecutori e mandanti"

Architetto ucciso, procuratore:

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti all'origine del coinvolgimento della ex moglie e del commercialista nel delitto ci sarebbe la separazione problematica tra Molteni e la Rho. Sono le uniche parole pronunciate ieri mattina da Daniela Rho, che come il suo coindagato Alberto Brivio, si è avvalsa della facoltà di non rispondere davanti la gip. L'acquisizione probatoria è stata a 360 gradi e ha riguardato elementi di prova tecnici e dichiarativi, a partire da un reato collaterale: "il furto dell'automobile usata per l'omicidio", spiega il procuratore Piacente. Il giorno successivo, Scovazzo e Crisopulli, su richiesta di Luigi Ruogolo, ex guardia giurata e intermediario tra i due balordi e l'amante della Rho, dietro promessa di un compenso pari a 10 mila euro, spararono a Molteni con l'intento di gambizzarlo, uccidendolo.

Quando il cerchio sembrava ormai chiuso, il giallo legato all'omicidio dell'architetto Alfio Molteni si arricchisce purtroppo di un altro mistero. "Il movente sono i contrasti sull'affidamento delle figlie", spiega il procuratore di Como Nicola Piacente. Gli elementi consentono di "rileggere in modo organico e progressivo gli atti intimidatori che si sono susseguiti nel tempo e di conferire lucidità e coerenza ad un progetto criminoso che si è progressivamente ingigantito sino al tragico epilogo" dell'omicidio del professionista, ucciso il 14 ottobre dell'anno scorso da due pregiudicati, anche loro in carcere.

A luglio - hanno ricostruito i carabinieri - furono sparati colpi di arma da fuoco verso la finestra della casa di Molteni. Qualche mese prima, Molteni era stato vittima di alcuni pesanti atti intimidatori.

Il fratello di Crisopulli, Michele, è invece detenuto e accusato di essere uno degli esecutori materiali del delitto.