Almaviva, lavoratori occupano call center a Palermo. L'azienda: protesta illegale

Almaviva, lavoratori occupano call center a Palermo. L'azienda: protesta illegale

Così oggi gli impiegati di via Marcellini hanno occupato la sede di Almaviva fino a quando non gli verrà prospettata una proposta che "sia dignitosa" dicono i lavoratori. La sede dove Almaviva vorrebbe spostare i 397 in esubero dal 31 dicembre è quella di Rende in provincia di Cosenza che dista circa otto ore di macchina da Palermo, la lettera di trasferimento attualmente è arrivata a 150 impiegati su 397.

Palermo - Incontro nel pomeriggio, alle 16, al ministero dello Sviluppo economico per affrontare il nodo del trasferimento a Rende dei primi 154 lavoratori palermitani della commessa Enel in scadenza. Sugli striscioni si legge, tra l'altro, 'Lavoro e dignità' ma anche '+ occupazione - delocalizzazione'.

Respinta immediatamente la proposta dell'azienda che si è aggiudicata il servizio, l'Exprivia di Molfetta, che prevede l'assunzione di 130 full time o, in alternativa, di 260 lavoratori a quattro ore, al terzo livello e senza scatti di anzianità.

Il prossimo 20 ottobre è prevista una nuova riunione al Mise e dovrebbe servire a sollecitare il committente Enel a garantire i volumi di attività e le tutele contrattuali idonei a sostenere i livelli occupazionali di tutti i lavoratori.

E' inaccettabile giocare sulla pelle dei lavoratori seguendo solo logiche economiche e di profitto. "Oltretutto, nelle stesse ore nelle quali le problematiche sollevate sono all'attenzione delle Istituzioni competenti". Siamo pronti alla trattativa costruttiva a oltranza ma non accetteremo condizioni ricattatorie.

"Almaviva Contact giudica inammissibili forme di protesta che si collocano fuori dalla legalità, come quelle in corso a Palermo".

Secondo Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom, le tre sigle sindacali ascoltate in un incontro informale dalla commissione Lavoro del Senato in merito alla vertenza Almaviva, "se non risolve la questione entro breve, nel giro di qualche mese ci saranno 70-80mila posti a rischio" nel settore dei call center, tra coloro che chiamano i clienti e coloro che vengono contattati con problemi "anche di ordine pubblico".