Aleppo, gli Usa ragionano su bombardamenti contro Assad

Aleppo, gli Usa ragionano su bombardamenti contro Assad

Oggi, 7 ottobre 2016, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite si riunisce, in una riunione d'emergenza, sulla Siria. I dissidi interni, la volontà di Kerry di proseguire a trattare con Mosca nella convinzione che i russi si rendano conto dei pericoli di un impegno a lungo termine nella regione, la difficoltà nell'avere a che fare con un'opposizione siriana divisa e a tratti qaedista, rendono complicata ogni ipotesi.

Dal canto suo il ministero degli Esteri della Russia, attraverso le parole della portavoce Maria Zakharova, si è detto "rammaricato" per la decisione di Washington di sospendere i negoziati su cessate il fuoco in Siria, ed ha ribadito che gli Usa "dopo aver mancato di rispettare gli accordi ai quali loro stessi hanno lavorato, stanno cercando di far ricadere su qualcun altro la responsabilità" del fallimento. Vladimir Putin, reduce da una vittoria alle urne che ha confermato la maggioranza al suo partito Russia Unita in parlamento, vedrebbe con favore un'affermazione di Donald Trump, considerato più cauto e meno ostile in politica estera. A questo si deve aggiungere il fatto che la Russia, come riportato dalla BBC, stia attualmente modernizzando il proprio arsenale nucleare.

L'offensiva contro Aleppo è incominciata il 22 settembre scorso: ci sono state 374 vittime e più di 1.200 feriti. Nel frattempo, brucia l'ambasciata russa a Damasco, colpita nuovamente da una serie di razzi lanciati proprio da Jabhat Fateh Al Sham da un quartiere sotto il loro controllo, a dimostrazione che il regime di Assad non controlla totalmente neanche la capitale.

Il Fronte Fatah al-Sham, ribelli affiliati ad Al Qaeda, hanno dichiarato che non lasceranno mai Aleppo.

In generale, se pure le operazioni del regime con l'appoggio russo dimostrano l'assenza di scrupoli nel condurre l'assedio ad Aleppo, è necessario inquadrare i fatti nel contesto più ampio della guerra che sta sconvolgendo la Siria.

Queste formazioni, nonostante il silenzio dei media in Occidente, sono responsabili esse stesse di bombardamenti indiscriminati contro i civili nelle zone della città controllate dalle forze governative e spesso impediscono ai residenti rimasti di fuggire e raggiungere la salvezza.

Gli ultimi sviluppi della situazione in Siria fanno dunque aumentare anche il rischio di uno scontro diretto tra USA e Russia.

Riteniamo che gli Stati Uniti, se il Presidente dovesse ordinare un attacco, utilizzeranno missili da crociera e droni per distruggere i bersagli di interesse sul suolo siriano, limitando al massimo l'impiego di aerei pilotati da un equipaggio di bordo. Questo potrebbe preludere a una nuova guerra, una volta risolto il nodo dello Stato Islamico: presto o tardi, infatti, o si troverà un accordo politico per l'autonomia del de facto Kurdistan iracheno (o l'indipendenza, secondo i desiderata curdi) oppure l'esercito iracheno dovrà respingere manu militari le enclave conquistate dai Peshmerga in seguito all'avanzata del Califfato del 2014. Intanto, secondo fonti curde il Pentagono ha fatto costruire un campo volo ad Ash Shaddadi, nella provincia siriana di Al Hasakah, nel nord est del paese, dove si trovano importanti giacimenti di gas, in previsione della futura battaglia per strappare Raqqa allo Stato Islamico. L'allontanarsi degli obiettivi che avevano provocato il conflitto non lascia però intravedere una rapida soluzione, bensì, molto più realisticamente, un probabile ulteriore aggravamento della crisi in atto.