Yara, i giudici: "Sadismo di Bossetti dopo le avance respinte"

Yara, i giudici:

Lei era "una ragazzina candida, solare ed estroversa", scrivono i giudici, e, come in una brutta favola, incontra il cuore di tenebra di Massimo Bossetti, sadico e violento, che si scaglia contro una ragazzina di appena 13 anni, coinvolta nella passione per la ginnastica ritmica e i primi sogni di una pre-adolescente: "Non possedeva uno smartphone, non chattava, su internet faceva ricerche scolastiche, guardava qualche serie tv per adolescenti".

Delitto Yara Gambirasio, ecco le motivazioni della sentenza di condanna di Massimo Bossetti.

Sono state depositate le motivazioni della sentenza di primo grado con la quale la Corte d'assise di Bergamo presieduta da Antonella Bertoja il primo luglio scorso ha condannato all'ergastolo Massimo Giuseppe Bossetti, il muratore di Mapello accusato dell'omicidio di Yara Gambirasio, la tredicenne scomparsa da Brembate di Sopra il 26 novembre del 2010 e trovata senza vita tre mesi dopo in un campo di Chignolo d'Isola. "E' la presenza del profilo genetico dell'imputato a provare la sua colpevolezza: tale dato, privo di qualsiasi ambiguita' e insuscettibile di lettura alternativa, non e' smentito ne' posto in dubbio da acquisizioni probatorie di segno opposto e anzi e' indirettamente confermato da elementi ulteriori". I giudici lo hanno invece assolto "perché il fatto non sussiste" dall'accusa di calunnia nei confronti di un ex collega su cui aveva puntato il dito. Una mancata imputazione che gli è valsa un mini sconto di pena: l'accusa aveva chiesto per l'imputato anche l'isolamento diurno per sei mesi.

L'aggravante della crudeltà secondo i giudici "disvela l'animo malvagio" dell'imputato.

"Un omicidio di inaudita gravità" che non poteva essere punito se non con l'ergastolo. "Sevizie in termini oggettivi e prevalentemente fisici, crudeltà in termini soggettivi e morali di appagamento dell'istinto di arrecare dolore e di assenza di sentimenti di compassione e pietà".

"Dopodiché - scrivono i giudici - ha lasciato la vittima ad agonizzare in un campo isolato e dove non è stata trovata che mesi dopo".

"È vero che la dinamica del fatto resta in gran parte oscura, ma ciò non scalfisce il dato probante rappresentato dal rinvenimento del Dna su slip e pantaloni" argomentano i giudici.