Yara:giudici, Bossetti animo malvagio

Yara:giudici, Bossetti animo malvagio

Bossetti inoltre "non ha agito in modo incontrollato, sferrando una pluralità di fendenti, ma ha operato sul corpo" di Yara Gambirasio "per un apprezzabile lasso temporale, girandolo, alzando i vestiti e tracciando, mentre la ragazza era ancora in vita, dei tagli lineari e in parte simmetrici, in alcuni casi superficiali, in altri casi in distretti non vitali e, dunque, ideonea a causare sanguinamento e dolore ma non l'immediato decesso".

L'aggravante delle sevizie e crudeltà. "Le sevizie in termini oggettivi e prevalentemente fisici - hanno scritto - la crudeltà in termini soggettivi e morali appagano l'istinto di arrecare dolore" e mostrano l'"assenza di sentimenti di compassione e pietà".

Bossetti è stato condannato all'ergastolo, lo scorso 1 luglio, per il delitto aggravato dalla crudeltà e dalla minorata età della vittima.

Caso Yara, gli avvocati dopo l'appello di Bossetti: "Ha parlato con il cuore" "Sono dichiarazioni che vengono dal cuore, credo che la sua sincerità sia arrivata a tutti". Così i giudici della Corte d'Assise di Bergamo, chiariscono uno dei punti contestati dalla difesa ovvero la procedura adottata per identificare il Dna di Ignoto 1, nelle motivazioni della sentenza con cui hanno condannato il muratore bergamasco all'ergastolo.

Secondo la ricostruzione della Corte d'Assise, Yara Gambirasio venne aggredita e quindi ferita, per poi essere lasciata a morire di freddo nel campo di Chignolo d'Isola in cui, tre mesi dopo la sua scomparsa, venne ritrovata (il 26 novembre del 2010). "È la presenza del profilo genetico dell'imputato - scrive la Corte presieduta da Antonella Bertoja - a provare la sua colpevolezza: tale dato, privo di qualsiasi ambiguità e insuscettibile di lettura alternativa, non è smentito né posto in dubbio da acquisizioni probatorie di segno opposto ed anzi è indirettamente confermato da elementi ulteriori, di valore meramente indiziante, compatibili con tale dato e tra loro".

Bossetti, la teste: "L'ho visto in auto con Yara". Durante l'udienza la donna ha riconosciuto di persona l'accusato, che fino ad allora aveva visto solo in fotografia e in televisione.

A quanto si è saputo, è probabile che il pm Letizia Ruggeri che ha condotto le indagini e ha rappresentato l'accusa nel processo, presenti ricorso in appello contro l'assoluzione del muratore dall'accusa di calunnia nei confronti di un ex collega di lavoro.