Venezia: Rocco Siffredi sfila sul red carpet

Venezia: Rocco Siffredi sfila sul red carpet

Festival di Venezia 2016, Rocco Siffredi e il demone del sesso nel docufilm sulla sua vita: come l'ha affrontato e superato. La storia nasce dalla volontà del regista, che l'ha sceneggiata insieme alla compagna Ottavia Madeddu e la coppia di autori Massimi e Lantieri, di esorcizzare la paura di avere un figlio scrivendo appunto una commedia sul tema. Che ti credi, che è così semplice?'. Per lui dall'età di dodici anni "una vera e proprio ossessione per il sesso, sono stato anche ricoverato per abuso di masturbazioni" dice oggi Venezia. Nel film - che ha "Almeno tu" di Francesca Michielin come colonna sonora - ci sono anche Michela Cescon, Sergio Pierattini e Francesco Colella nei panni dei genitori dei ragazzi che sembrano ancora più impreparati degli stessi giovani all'arrivo di una bambina, mentre Brando Pacitto intepreta il migliore amico di Ferro. Devo dire che finalmente svuotare il calderone mi ha aiutato tantissimo.

L'attore a luci rosse, che ha sfilato sul red carpet a fianco della moglie Rozsa Tassi, a poche ore dalla presentazione del documentario Rocco, creato dai francesi Thierry Demaizière e Alban Teurlai, ha ripensato a quello che ha tolto proprio alla moglie per raggiungere il successo.

L'esplosione di pornografia sul web ha cambiato il vostro lavoro?

"Promuovere questo film non è facile perché tornano fuori alcuni momenti pesanti". Al Lido il produttore statunitense di successi come "Minions" e "Cattivissimo Me" Chris Meledandri ha, invece, incontrato il pubblico presentando i primi venti minuti del film d'animazione "Sing", che sarà nelle sale nel 2017.

Che bisogno aveva di raccontarsi in un documentario? Mostrare non solo le mie parti intime, ma la mia vita normale con moglie e figli credo sia stata giusto.

"Sono una persona che ha pagato con la propria esistenza quello che voleva essere: sognavo il diavolo, che poi ho scoperto essere la sessualità, l'ho fatta mia - continua Rocco - ma a un certo punto ho capito che dovevo smetterla, che dovevo fare altro". È diventata una industria della sessualità in cui si vedono performance da atleta piuttosto che sensazioni.