Venezia 73 - Hacksaw Ridge

Venezia 73 - Hacksaw Ridge

A dirlo è nientemeno che Mel Gibson. Elegantissimo, Mel si è concesso agli obiettivi con la sua consueta spontaneità e allegria. Si è categoricamente rifiutato di toccare una sola arma.

Mel Gibson torna al cinema in qualità di regista, con una storia vera: "Ho voluto raccontare la storia di un uomo che conduce la sua singolare lotta nel mezzo dell'inferno sulla terra, andando in guerra armato solo della sua fede e così facendo compie qualcosa di soprannaturale" ha spiegato Mel Gibson alla Mostra del Cinema di Venezia 2016, presentando il suo ultimo lavoro cinematografico, Hacksaw Ridge. Interpretarlo è stato stimolante, molto più del recitare nei panni di un supereroe da fumetto; credo che siano le persone come Doss i veri eroi del nostro tempo, quelle che si prendono cura della propria famiglia, della moglie, dei figli, e che lavorano oltre il tempo necessario. Doss fu il primo obiettore di coscienza insignito della Medaglia d'Onore del Congresso. L'attore, al Lido per presentare Hacksaw Ridge e il suo ruolo da soldato pacifista, si è infatti presentato con un barbone insolito, decisamente poco glamour. Gibson è praticamente da solo o quasi a fare ancora questo tipo di cinema (e di questa qualità poi), e i solitari isolati vanno protetti perchè possano esprimersi, anche se fanno parte del campo avverso. E durante l'incontro con i giornalisti ha paragonato il coraggio del obiettore di coscienza Desmond Doss, protagonista della pellicola e quello del personaggio di fantasia tratto dalle pagine delle Marvel e sempre interpretato da Andrew Garfield.

Garfield, viceversa, sottolinea una "cosa straordinaria: Desmond era un uomo semplice, sapeva che non doveva uccidere un altro uomo, ma voleva comunque servire la sua patria" e riflette sull'oggi, tra Isis e altre violenze religiosamente connotate: "La società è violenta, ci sono separazioni, ideologie armate, e il mio Doss è un simbolo, incarna l'idea del vivi e lascia vivere". Spero che questo film riesca in questo: mi basterebbe.

Il padre si è abbruttito nell'alcool cercando di scordare l'orrore della Grande Guerra ("lui odia se stesso"), in compenso l'infermiera Dorothy Schutte accende il suo cuore in un amore lieto e coccoloso come nei migliori romanzi Harmony. Né contraria perciò che la prima parte sia un lungo preludio alla seconda, che, come da tradizione, è totalmente incentrata sull'azione tendenzialmente grafica ma d'effetto.