Tumore ovarico, 10% in meno di morti in 10 anni

Le statistiche dicono che tra il 2002 e il 2012 nelle 28 nazioni dell'Unione Europea (esclusa Cipro, che non ha fornito dati) i tassi di decesso sono diminuiti del 10%. Secondo gli autori della ricerca, un team capitanato da Carlo La Vecchia ed Eva Negri, i dati forniti dall'Organizzazione Mondiale della Sanità sui i decessi per tumore ovarico disponibili dal 1970 ad oggi sono inequivocabili.

Quindi secondo gli studiosi ci sarà un ulteriore calo di morti a causa del cancro all'ovaio nei prossimi anni. Spiega la dottoressa Negri: "L'uso della terapia ormonale sostitutiva è diminuito dopo che nel 2002 un rapporto della Women's Health Initiative ha evidenziato l'aumento del rischio di malattie cardiovascolari, tumore al seno e all'ovaio, e anche questo può contribuire a spiegare la riduzione dei tassi di decesso fra le donne di mezza età e anziane in questi paesi".

Nel caso specifico del tumore all'utero, la scoperta di una sorta di azione protettiva svolata dalla classica pillola anticoncezionale ha favorito non solo un diminuzione di incidenza a livello globale, ma l'abbassamento intrinseco della mortalità pari a 10 punti percentuali in soli 10 anni; misura non comune ad altre tipologie tumorali.

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Una tendenza positiva, se si considera che generalmente i casi di tumore tendono ad aumentare.

Negli Stati Uniti e in Europa i decessi continuano a diminuire per questo tipo di malattia. La riduzione più significativa è stata però registrata in Australia e Nuova Zelanda fra il 2002 e il 2011, quando i tassi di decesso sono calati del 12%. Addirittura i casi sono aumentati in Bulgaria. Ciò probabilmente è dovuto a un uso più uniforme dei contraccettivi orali nel continente, e anche a fattori riproduttivi, come quanti figli ha una donna.

"All'interno dell'Europa - commenta La Vecchia - restano comunque notevoli differenze, legate soprattutto al maggior utilizzo della pillola anticoncezionale, che in certi Paesi (come Gran Bretagna, Svezia e Danimarca) è iniziato molto prima che in altri, come l'Italia, la Spagna e la Grecia, ad esempio". Anche negli Stati Uniti influisce notevolmente l'uso dei contraccettivi orali, la cui cultura è antecedente a quella di molti paesi europei. Mentre in Usa - dove l'uso della pillola è iniziato prima e in maniera più diffusa - la riduzione è stata del 16% (da un tasso di 5,76 per 100.000 donne nel 2002 a uno di 4,85 nel 2012). Influisce anche il progresso in ambito diagnostico e terapeutico e la riduzione del ricorso alla terapia ormonale sostitutiva nella gestione dei sintomi della menopausa.

Altri fattori sono anche la diagnosi precoce e le terapie sempre in miglioramento, ma anche il fatto che le terapie ormonali sostitutive in menopausa sono diminuite.