Terremoto: prime immagini dallo spazio dei danni causati dal sisma

Terremoto: prime immagini dallo spazio dei danni causati dal sisma

A causa della sequenza sismica che sta interessando la provincia di Rieti in questa settimana, uno dei versanti del monte Vettore è scivolato di circa dieci centimetri.

A valle dei primi risultati ottenuti dal team Cnr-Ingv grazie all'uso dei dati radar del satellite giapponese Alos 2 e dei satelliti europei Sentinel-1 del Programma Europeo Copernicus, l'analisi si arricchisce anche dei risultati ottenuti grazie ai sensori (operanti in banda X) della costellazione italiana Cosmo-SkyMed, sviluppata dall'Asi in cooperazione con il ministero della Difesa.

I confronti delle immagini radar acquisite dai Cosmo-SkyMed il 20 agosto 2016 e il 28 agosto, evidenziano i cambiamenti del terreno con una precisione centimetrica, non solo le rotture dovute al movimento della faglia. "Proprio da queste immagini - spiega ancora Lanari - emerge l'instabilità del versante ed è stato possibile valutare che la deformazione è stata di 10-15 centimetri". "La migliore risoluzione di misura delle deformazioni fornita dai satelliti Cosmo-SkyMed consente di individuare effetti localizzati (frane, faglie riattivate) che vengono in continuazione verificati sul campo dalle nostre squadre di emergenza", prosegue Stefano Salvi, dirigente tecnologo dell'Ingv.

I satelliti esplorano un'area di circa 600 chilometri quadrati, cercando anche di registrare eventuali nuovi crolli o cedimenti. "Tra questi - ha aggiunto - ci sono frane e scivolamenti prodotti dalle scosse". All'Aquila nella zona di Paglianica c'era stata una deformazione di 25 centimetri - sottolinea Paolo Messina, direttore dell'Istituto di geologia ambientale e geoingegneria -.

L'attività è coordinata dal Dipartimento della Protezione Civile (DPC) e viene svolta da un team di ricercatori supportati dall'Agenzia Spaziale Italiana (ASI), appartenenti al Consiglio Nazionale delle Ricerche (Istituto per il Rilevamento Elettromagnetico dell'Ambiente, CNR-IREA di Napoli) e all'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV).