Terremoto, 290 morti. Ancora 14 persone da identificare. Quasi 2mila scosse

Terremoto, 290 morti. Ancora 14 persone da identificare. Quasi 2mila scosse

I funerali di ieri sono stati di 35 delle 50 vittime del terremoto, che nelle Marche ha devastato il comune di Arquata e raso al suolo la frazione di Pescara del Tronto. La scossa è stata sentita da alcune persone anche nell'aquilano. Nella cittadina si scava ancora, ormai più per recuperare eventuali corpi sotto le macerie che nella speranza di trovare qualcuno ancora vivo.

Dopo l'ultima scossa di terremoto di magnitudo 4.4 registrata alle 17:55 con epicentro nella provincia di Ascoli Piceno (Arquata, Montegallo) i vigili del fuoco di Ascoli Piceno stanno compiendo un sopralluogo in elicottero nell'area di Comunanza, da dove sono giunte vari chiamate con richieste di informazioni alla Sala operativa regionale di Protezione civile e ai centralini dei pompieri. I genitori sono feriti, si attende che siano in grado di presenziare.

Ieri nelle Marche la terra ha tremato ancora.

Il presidente della Repubblica Mattarella a conclusione dei funerali ad Ascoli Piceno ha abbracciato e confortato i familiari delle vittime del terremoto ed ha affermato "Non vi abbandoneremo". "Noi non facciamo numeri sui dispersi per la difficoltà di dimensionare il fenomeno - ha detto Fabrizio Curcio -". Dovete essere voi a dirci se volete rimanere nei vostri territori'. "Ciao, mamma ti ama tanto" ha detto la donna avvicinando al volto la foto della figlia appoggiata sulla cassa. "Scusa se siamo arrivati tardi, purtroppo avevi già smesso di respirare, ma voglio che tu sappia da lassù che abbiamo fatto tutto il possibile per tirarvi fuori da lì".

Il vescovo di Ascoli Piceno don Giovanni D'Ercole, celebrerà la messa domenicale nella tendopoli di Pescara del Tronto (Ascoli Piceno). Sono previsti altri accertamenti sulla scuola di Amatrice che era stata ristrutturata nel 2012 e che è quasi completamente crollata. Si indaga sui materiali utilizzati e sulle procedure dei collaudi effettuati sull'edificio. Con l'istituzione della Dicomac a Rieti - sottolinea la Protezione civile - e la contestuale chiusura del Comitato Operativo riunito in seduta permanente, a Roma, dalla notte del 24 agosto, subito dopo la scossa, si trasferisce in prossimità dell'area più colpita il coordinamento delle attività di assistenza alla popolazione e gestione della prima emergenza da parte del Servizio nazionale della Protezione civile.