Siria. Turchia "non siamo forza occupante e non entriamo in guerra"

"Dichiarazioni di questo tipo non sono in alcun modo accettabili e non sono adatte a una relazione di alleanza", ha spiegato il portavoce del ministero, aggiungendo che Ankara si aspetta "la realizzazione dell'impegno preso dagli Usa che non ci sarà alcun elemento del Pyd/Ypg (curdi-siriani) a ovest dell'Eufrate dopo l'operazione di Manbij". Eppure Ashley Carter ha espresso rammarico per gli scontri armati fra le forze armate turche, che una settimana fa sono entrate in territorio siriano, e i ribelli del Libero esercito siriano (Les) sostenuti dalla Turchia, da una parte, e i combattenti delle Forze democratiche siriane (Fds) dall'altra.

Il mancato golpe ha rilanciato l'immagine della Turchia di Erdogan. Era evidente che non erano ancora maturate le condizioni per una totale indipendenza curda in Siria, non tanto per l'ovvia opposizione turca, ma per i troppi timori geopolitici che questa creava nei maggiori attori dell'assetto mediorientale, soprattutto dei possibili alleati di Russia, Iran, Cina.

Per tentare di disinnescare la crisi con l'alleato turco e non perdere il sostegno dei loro migliori alleati sul terreno in Siria, le milizie curde dell'Ypg, gli Stati Uniti hanno annunciato che queste ultime hanno completato lo spostamento ad est del fiume Eufrate come chiesto da Washington e preteso da Ankara. Per non parlare di Kobane, dove i turchi a lungo hanno impedito che arrivassero aiuti agli assediati circondati dall'Isis.

Gli Stati Uniti hanno inoltre visto complicarsi i loro progetti di guerra all'ISIS/Daesh dopo un'iniziativa turca che ha costretto il Pentagono di fatto a scaricare le milizie curde. "Abbiamo intimato alle forze curde di abbandonare i villaggi sotto il loro controllo entro 24 ore", ha dichiarato a Rudaw, agenzia di stampa del Kurdistan iracheno, il comandante turcomanno Ahmed Osman.

"Se hanno raggiunto la nostra porta e non hanno altra scelta, se necessario, faremo entrare in nostri fratelli", ha aggiunto.

Ieri, invece, un soldato turco è morto a Jarablus, durante un attacco con razzi da parte dei curdi. "Noi siamo a favore del mantenimento dell'integrità territoriale della Siria". La città, recentemente liberata dalla presenza dell'Isis grazie agli sforzi bellici curdi, è l'obiettivo dichiarato della campagna militare sponsorizzata da Ankara.

L'ultimo "passo" è costato la vita a 35 civili curdi. Per Ankara nient'altro che una costola siriana del Pkk, con cui e'in guerra dal 1984 e bombardato dagli F-16 turchi quest'oggi nel nord dell'Iraq. La natura imprevedibile e impulsiva del presidente turco, a differenza di quello russo, comporta però un margine più o meno ampio di dubbio sull'evoluzione delle vicende siriane.

Il presidente turco ha lasciato intendere che c'è la possibilità di un intervento militare turco in Siria per evitare la creazione di uno stato curdo nel nord del Paese.

Se lo aspettavano tutti, non poteva non aspettarselo il ministro della Difesa degli Stati Uniti.