Pediatra con Tbc a Trieste, Asl richiama 3.500 bambini

Pediatra con Tbc a Trieste, Asl richiama 3.500 bambini

Migliaia di bambini sono stati sottoposti a vaccinazione da una pediatra risultata poi affetta da tubercolosi. Il dirigente dell'azienda sanitaria ha spiegato che la dottoressa si occupava esclusivamente di vaccini, questo significa che il suo contatto con i piccoli pazienti è stato nell'ordine di pochi minuti, un tempo non sufficiente perché i soggetti contraessero la malattia (secondo le statistiche, infatti, per contrarre la tubercolosi il tempo medio di contatto è decisamente più alto), Delli Quadri ha affermato, infatti, che il tempo medio di contrazione della tubercolosi è di otto ore in uno spazio di un metro.

I piccoli saranno sottoposti al test della tubercolina per verificare se sono entrati in contatto o meno con il germe della tubercolosi. La dottoressa, spiega il Dg, è ricoverata nel Reparto Malattie infettive dell'Ospedale Maggiore e le sue condizioni non sono preoccupanti. Per completare le verifiche serviranno due mesi-due mesi e mezzo. E sono stati attivati 6 ambulatori per effettuare il test di controllo. "Tutti i pediatri sono pronti ad affrontare la situazione dando la loro disponibilità e tranquillizzando l'utenza - assicura Davide Franco, in rappresentanza dei pediatri triestini - Adottiamo tutti i protocolli del caso". Sono inoltre attive 4 linee del numero verde 800.99.11.70 che fornisce informazioni dalle 8 alle 20. Della vicenda sono stati informati anche il sindaco Roberto Di Piazza e l'assessorato regionale della Salute. L'Azienda Sanitaria riferisce che a Trieste nel 2016 sono stati notificati sette casi di tubercolosi, 13 nel 2015. Per quanto riguarda gli adulti sono stati sottoposti a controllo i colleghi e i familiari della pediatra e le persone che hanno avuto contatti prolungati, superiori alle 8 ore, in ambiente chiuso. Negli anni '60 se ne registravano circa 300-400 all'anno.

Se il test risultasse positivo, i bambini verranno presi in carico per ulteriori accertamenti, ma la positività - sottolineano i medici - significa che in qualsiasi momento della vita il paziente è venuto a contatto con la malattia, non che questa sia in corso.