Omicidio Garlasco: condannato il maresciallo che coordinò le indagini

Omicidio Garlasco: condannato il maresciallo che coordinò le indagini

Secondo l'accusa, Marchetto testimoniando il falso nel processo di primo grado davanti al gup di Vigevano Stefano Vitelli sulle ragioni per le quali non aveva sequestrato la bicicletta nera da donna nella disponibilità di Stasi (fidanzato della vittima), influenzò l'esito del processo. Il caso in questione è il 'delitto di Garlasco' consumato nel 2007, quando l'ex maresciallo comandava la stazione dei carabinieri del paese nella provincia di Pavia.

La pubblica accusa aveva chiesto una condanna a tre anni per Francesco Marchetto. "Se avesse ammesso di non aver sequestrato quella bicicletta si sarebbe reso ridicolo".

Per giustificare la sua decisione di non sequestrarla, Marchetto disse di avere assistito personalmente alla deposizione della testimone che l'aveva vista davanti alla villa del delitto e di essere pertanto sicuro che non corrispondeva a quella custodita nell'officina del papà di Alberto, dalla quale differiva per alcuni particolari. Poi è arrivata la Cassazione ad annullare tutto e, al processo d'appello bis, la nuova Corte ha deciso di prendere in considerazione la bicicletta.

Questa volta però non si parla del ragazzo, che dopo una duplice assoluzione lo scorso 12 dicembre è stato condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione, che sta attualmente scontando in prigione. Il giudice Daniela Garlaschelli ha anche stabilito per l'imputato una provvisionale di 10mila euro, oltre al pagamento delle spese legali.

Le indagini a carico dell'ex maresciallo, oggi in pensione, erano partite da un esposto presentato dall'avvocato Gian Luigi Tizzoni che rappresenta i genitori della vittima. "Il processo Stasi è stato un aborto, pieno di incongruenze, che adesso - hanno osservato - si vogliono attribuire tutte a Marchetto".