Menarini, maxi condanna per i vertici dell'azienda farmaceutica

Menarini, maxi condanna per i vertici dell'azienda farmaceutica

Condannati i vertici della casa farmaceutica toscana Menarini. Lucia e Alberto Giovanni, tra l'altro, sono stati assolti, perchè il fatto non sussiste, anche dall'accusa di riciclaggio delle somme provenienti dal delitto di corruzione per il quale il padre era stato condannato dal tribunale di Napoli nel 1997.

La corte ha inoltre ordinato la confisca di beni per un valore di 1,2 miliardi di euro.

Il Tribunale di Firenze ha assolto gli altri imputati del processo: Giovanni Cresci, Licia Proietti, Sandro Casini, e la madre dei fratelli Aleotti, Massimiliana Landini. Usando società estere fittizie per l'acquisto dei principi attivi dei farmaci, ne avrebbe aumentato il prezzo finale grazie a una serie di false fatturazioni. Nel rimborsare i farmaci in questione, lo Stato avrebbe speso circa 860 milioni di euro. La 'numero uno' della Menarini dovrà corrispondere alla presidenza del Consiglio dei ministri, costituita parte civile nei suoi confronti, un risarcimento di 100.000 euro. I fratelli Aleotti sono stati interdetti per sempre dai pubblici uffici e la sola Lucia Aleotti dall'intrattenere rapporti con la pubblica amministrazione per tre anni.

"Sinceramente io mi aspettavo qualcosa di meglio per quanto riguarda la sentenza, c'erano elementi seri per ritenere che un reato non ci fosse".

"Lugano e poi, quando si è scoperti, il pagamento, per impedire il commissariamento, di quasi 400 milioni di euro", quelli dell'accordo fra la casa farmaceutica e l'Agenzia delle entrate.

Prima di elencare le richieste di pena, il pm LucaTurco (titolare dell'inchiesta con Squillace Greco ora procuratore capo a Livorno) aveva ricordato anche la "serrata attività di pressione" della famiglia Aleotti "su esponenti politici, negli anni 2008-2009", per contrastare l'operato di alcune Regioni, che "avevano adottato delibere a favore di farmaci generici".

I difensori degli imputati hanno già annunciato il ricorso in appello.

Per l'ipotesi di truffa al servizio sanitario nazionale i due sono stati assolti.