Menarini, dieci anni per Lucia Aleotti

Menarini, dieci anni per Lucia Aleotti

Per queste accuse i fratelli Lucia e Giovanni Alberto Aleotti, presidente e vicepresidente della Menarini, una delle maggiori case farmaceutiche italiane, sono stati condannati oggi dal tribunale di Firenze.

"C'erano elementi seri per ritenere che i reati contestati non fossero sostenibili" è il primo commento di Sandro Traversi, difensore di Lucia e Giovanni Aleotti che ha annunciato ricorso in appello dopo la sentenza di condanna. Assolti tutti gli altri imputati, da Massimiliana Landini (mamma di Lucia e Giovanni) a Giovanni Cresci, Licia Proietti e Sandro Casini. I due sono stati inoltre interdetti a vita dai pubblici uffici e la sola Lucia Aleotti dall'intrattenere rapporti con la pubblica amministrazione per tre anni. Usando società estere fittizie per l'acquisto dei principi attivi dei farmaci, ne avrebbe aumentato il prezzo finale grazie a una serie di false fatturazioni. Il pubblico ministero aveva chiesto nove anni e mezzo per Lucia Aleotti e otto anni per Giovanni Aleotti. Il danno per lo Stato, secondo la tesi dell'accusa, sarebbe stato di 860 milioni di euro. I soldi poi sono stati riciclati all'estero, rendendo 1,2 miliardi di euro. Diverso il caso del senatore Cesare Cursi, che era accusato di corruzione: la sua posizione è stata archiviata dopo la decisione del Senato di negare l'autorizzazione all'utilizzo delle intercettazioni che lo riguardavano. "Poi - ha spiegato nel corso della sua requisitoria il pm Ettore Squillace Greco (ora procuratore capo a Livorno) - "corrompendo le persone che costituivano gli organi amministrativi deputati alla determinazione del prezzo dei farmaci", il defunto patron Alberto Aleotti "otteneva prezzi vantaggiosi anche per i prodotti delle altre multinazionali". Su questo tipo di attività la procura non ha mosso alcun rilievo penale. La difesa: "Presenteremo ricorso in appello".