Mafia, Corleone si ribella: otto comemrcianti denunciano i boss mafiosi

Mafia, Corleone si ribella: otto comemrcianti denunciano i boss mafiosi

Fra queste c'è anche il nipote di Bernardo Provenzano, il boss storico di Cosa Nostra morto a luglio. Un'indagine che ha visto alcuni artigiani e imprenditori che vivono e lavorano tra i paesi di Chiusa Sclafani, Palazzo Adriano e Corleone, collaborare con gli investigatori e denunciare gli uomini del racket con il supporto di Addiopizzo. C'è chi ha negato l'evidenza, ma quello che conta è che qualcuno ha collaborato in zone dove per anni ha regnato l'omertà.

Quest'ultima tranche dell'indagine ha consentito di integrare ulteriormente gli elementi acquisiti, documentando, a seguito delle precedenti operazioni di polizia, la riorganizzazione territoriale dello storico mandamento di Corleone e delle citate famiglie ricadenti nell'area dell'Alto Belice, con l'individuazione dei vertici e dei nuovi assetti; confermando l'aspra contrapposizione tra le diverse consorterie presenti sul territorio e ricostruendo nove episodi estorsivi a danno di commercianti ed imprenditori operanti nel settore edilizio, vittime di numerosi atti intimidatori. Gli arrestati devono rispondere di associazione mafiosa, estorsione e danneggiamento.

Nel video delle intercettazioni i boss parlano di come chiedere le estorsioni alle imprese. Sarebbero stati loro, secondo l'accusa, a volere la morte di un parente, ma il progetto sarebbe saltato grazie all'intervento dei carabinieri. I carabinieri hanno documentato tutte le fasi preparatorie dell'omicidio.

Dalle intercettazioni di Vincenzo Pellitteri e Paolo Masaracchia, considerato il capomafia di Palazzo Adriano (Pa), a settembre 2014 emergono i motivi dell'omicidio. Per altre due persone è stata decisa la misura della libertà vigilata per due anni. "Così adesso - conclude Lumia - bisogna prepararsi a tre sfide nel territorio: impedire il ritorno a Corleone del nipote di Riina, Salvatore Grizaffi, che dovrebbe essere messo in libertà nel 2018 per fine pena; garantire sicurezza nel territorio, evitando che gli innumerevoli furti nelle campagne avvenuti in questi mesi possano compromettere la credibilità dello Stato e far emergere il ruolo di forza d'ordine di Cosa nostra; riprendere il cammino dello sviluppo locale rispetto al quale sono chiamate in causa non solo le istituzioni, ma anche la società civile".