Mafia Capitale, Cantone: Macchina burocratica di Roma è corrotta

La Procura di Roma ha chiesto al gip di archiviare la posizione dell'ex sindaco Gianni Alemanno in relazione al reato di associazione di stampo mafioso nell'ambito dell'indagine su 'Mafia Capitale'. La comunicazione è arrivata dal pm Paolo Ielo nell'aula dove questa mattina si stava svolgendo il processo che riguarda Marco Milanese, già collaboratore dell'ex ministro all'Economia Giulio Tremonti, e nell'ambito del quale l'ex sindaco doveva testimoniare.

La reazione A quel punto Alemanno, che si trovava in aula, si è avvalso della facoltà di non rispondere perché indagato in un procedimento connesso. Una realtà che, però, il presidente di Anac, Raffaele Cantone, non è in grado di confermare.

Roma - "Posso escludere ad oggi di avere mai individuato e segnalato alle varie Procure ipotesi di 416 bis". I pubblici ministeri invece restano indifferenti: per loro l'accusa di mafia non nasce solo dalle gare d'appalto, terreno in cui sono necessariamente confinate le ispezioni di Cantone. "Penso che il marcio stia soprattutto nella burocrazia - ha spiegato davanti ai giudici della X sezione penale - se a valle o a monte non saprei dirlo in termini di percentuale". Poi, incalzato sulla questione degli appalti pubblici, ha precisato che "da una serie di verifiche nell'affidamento degli appalti, scoprimmo che il 90% delle procedure adottate nel Comune di Roma era negoziato e ciò rendeva il sistema difficilmente controllabile". "Sara' il tribunale a decidere se ci saranno concussi o corruttori in questa vicenda".

"Gli appalti a Roma venivano affidati con "procedure meno sicure e garantite", ed era evidente - aggiunge il presidente Anac - l'abuso di tali procedure". La prossima udienza ci sarà il 7 novembre.