Libia: Gentiloni, ospedale italiano protetto da militari

Libia: Gentiloni, ospedale italiano protetto da militari

L'Italia è pronta a fare la sua parte in Libia, mandando a Misurata un contingente di 100 medici protetti da circa 200 parà della Folgore per curare i feriti delle brigate impegnate a Sirte contro l'Isis. "Ora hanno bisogno che l'Italia dia loro una mano lì perché dobbiamo poter curare questi valorosi combattenti contro il terrorismo e contro l'Isis". Nel pomeriggio, sempre secondo La Repubblica, dal porto di La Spezia dovrebbe salpare in direzione di Misurata la nave San Marco della Marina Militare a bordo della quale sono stati già caricati mezzi e uomini per la missione. Le forze armate legate al generale Khalifa Haftar hanno preso il controllo di Zueitina, Brega, Sidra e Ras Lanuf, sottraendoli alle guardie fedeli al governo Serraj sostenuto dall'Onu. In Siria comincia la tregua, Assad assicura: 'Ci riprenderemo tutto il paese'. Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, che martedì 13 settembre riferirà in parlamento assieme alla collega della Difesa, ha precisato che la missione è un "contributo tipico di quello che può fare l'Italia all'estero, ossia aiutare i consolidamenti dei processi di stabilizzazione anche con le proprie forze armate".

L'Italia aprirà un ospedale in Libia, su richiesta del governo di unità nazionale, e invierà sul posto 300 tra medici, infermieri e militari, ha detto oggi una fonte governativa. Gli attacchi "minano la riconciliazione", ha denunciato il Consiglio della presidenza e sul suo portale Facebook ha annunciato che il "ministro incaricato della Difesa è stato chiamato ad assumersi le sue responsabilità e a chiamare tutte le unità militari a far fronte all'aggressione contro le installazioni ed i porti per riprenderli ed assicurare la loro protezione".

Misurata e' la citta' libica che fornisce il maggior numero di miliziani che combattono l'Isis a Sirte.

L'Italia sempre più in prima linea in Libia. Nella road map dell'intervento italiano in Libia, la presenza istituzionale e militare nella capitale libica e nei territori controllati dal GNA è fondamentale principalmente per altri due motivi: avere la possibilità di controllare alla fonte i flussi migratori diretti verso le coste italiane e scongiurare nuove tragedie umanitarie nel Mediterraneo; presidiare giacimenti, pozzi, pipeline, terminal portuali e piattaforme petrolifere gestiti dall'italiana ENI.

Si ritorna dunque, inevitabilmente, al petrolio. Mentre i governi di Francia, Germania, Italia, Spagna, Stati Uniti e Regno Unito in una dichiarazione congiunta hanno chiesto alle milizie della Cirenaica di ritirarsi dai siti petroliferi.