Istituto professionale privato di Monza rifiuta l'iscrizione a un ragazzo "perché gay"

Istituto professionale privato di Monza rifiuta l'iscrizione a un ragazzo

L'incubo sembra essere iniziato di nuovo: non sembra esserci pace per Danue e Ionela Croitoru, i genitori di Monza che l'anno scorso avevano denunciato un presunto atto di omofobia nei confronti del loro figlio gay di 16 anni.

Ma ora i problemi tornano a farsi sentire: i due hanno chiamato l'istituto per confermare l'iscrizione al terzo anno per il corso di Sala Bar ma la richiesta è stata prontamente rifiutata. Lo riportano stamani, in prima pagina, il Corriere della Sera e alcune testate online. La donna è convinta che si tratti di una ritorsione per i precedenti episodi. Il 16enne frequentava l'istituto religioso Ecfop (Ente cattolico per la formazione professionale) di via Manara, a Monza, nel cuore di San Biagio, quartiere a ridosso del centro città. "Poi non abbiamo fatto altro che telefonare alla scuola, volevamo i moduli per formalizzare l'iscrizione, ma ogni volta venivamo rimandati con qualche scusa, fino a che una persona in segreteria ci ha detto che il preside non voleva nostro figlio per quanto successo un anno fa". E a questo punto dalla scuola arriva la notizia che è tardi per l'iscrizione che le classi sono formate e che non c'è più posto.

Si era alzato un polverone: "Nostro figlio viene discriminato in quanto gay e viene leso il suo diritto di seguire le lezioni", dichiaravano i genitori ai giornali. La ferita si riapre, a un anno dalla vicenda che ha visto il ragazzo punito in corridoio dopo che tra i compagni era circolata una sua foto os (nudo e abbracciato ad un partner). "L'anno scorso le classi erano di 25 studenti, quest'anno quella che avrebbe dovuto frequentare mio figlio ne conta 18". Il ragazzo era stato isolato e messo in corridoio durante le lezioni.

"Pensavamo che la vicenda fosse chiusa ha detto la mamma - ma ci sbagliavamo".

A fine settembre del 2015 su Instagram spunta una foto del giovane a torso insieme ad un amico: chi scatta fotografa dalla cinta in sù. E la preoccupazione è tanta: "Questa nuova delusione potrebbe letteralmente abbatterlo".