Istat: a luglio cala il tasso di disoccupazione, aumenta quella giovanile

Istat: a luglio cala il tasso di disoccupazione, aumenta quella giovanile

Il calo interessa sia gli uomini (-1,4%) sia le donne (-1,2%) e tutte le classi di età eccetto i 15-24enni (+23 mila) e i 25-34enni (+38 mila). L'aumento potrebbe, però, essere legato al ritardo dell'età pensionabile.

I movimenti mensili dell'occupazione determinano complessivamente nel periodo maggio-luglio 2016 un consistente aumento degli occupati (+0,7%, pari a 157 mila unità) rispetto al trimestre precedente, con segnali di crescita diffusi sia per genere sia per posizione professionale e carattere dell'occupazione.

OCCUPATI - Su base annua si conferma la tendenza all'aumento del numero di occupati (+1,2%, pari a +266 mila). La crescita tendenziale è attribuibile ai dipendenti (+1,7%, pari a +285 mila) e si manifesta per uomini e donne, concentrandosi soprattutto tra gli over 50 (+402 mila).

Calano a luglio anche i disoccupati, -1,3% dopo l'aumento dell'1,3% di giugno.

La disoccupazione è calata all'11,4% a luglio, 0,1% punti percentuali in meno rispetto a giugno.

Dal calcolo del tasso di disoccupazione sono esclusi i giovani inattivi, cioè coloro che non sono occupati e non cercano lavoro, nella maggior parte dei casi perché impegnati negli studi. Nella fascia d'età fra i 15 e i 24 anni il tasso di disoccupazione sale di due punti rispetto al mese precedente, arrivando al 39,2%. Tale incidenza risulta in aumento di 0,4 punti percentuali rispetto a giugno. Gli occupati, cioè, tornano a calare dello 0,3% rispetto al mese di giugno (-63 mila), interrompendo la tendenza positiva registrata nei 4 mesi precedenti. Il calo, su base mensile, riguarda sia gli uomini che le donne e in misura maggiore i lavoratori indipendenti. Il tasso di inattività si porta quindi al 35,2% (+0,2%).

Il governo mette in risalto come dalla nomina di Matteo Renzi alla presidenza del consiglio dei ministri (mese di febbraio 2014), i nuovi posti di lavoro creati nel paese sono stati 585mila. Nel marzo 2015 è entrato in vigore il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti previsto dal Jobs Act, che non prevede la reintegrazione in caso di licenziamento economico.