Filippine, la retromarcia di Duterte: "Apprezzo Obama"

Filippine, la retromarcia di Duterte:

L'uscita shock del presidente filippino è legata alle tensioni cresciute nelle ultime settimane in cui, proprio in vista del bilaterale tra Obama e Duterte, l'amministrazione americana non ha mancato di denunciare i metodi da giustizia sommaria con cui il nuovo governo di Manila sta portando avanti la lotta al narcotraffico. E ha sottolineato di essere il leader di un Paese sovrano e di dover rispondere solo al popolo filippino. Obama ha detto di aver tentato di cambiare quell'atteggiamento approfondendo i legami con altre parti del mondo, in particolare con l'Asia. E ha aggiunto: "Ci rotoleremo nel fango come maiali, se tu mi fai una cosa del genere". In due mesi il numero delle vittime uccise dall'azione dell'esecutivo avrebbero superato già le duemila persone: basta essere sospettati per essere 'giustiziati', denunciano le associazioni per la difesa dei diritti umani, che chiedono il rispetto dello stato di diritto e lo svolgimento di regolari processi. "Come ha detto un laotiano, in quei giorni le bombe cadevano come la pioggia".

Uno dei più controversi e violenti leader asiatici è il presidente delle Filippine Rodrigo Duterte, 71 anni, soprannominato anche "Il Punitore" ed eletto a giugno. "Che è un figlio di p...".

Gli specialisti ritengono che la manovra di Duterte potrebbe di fatto offrirgli la possibilità di continuare e ampliare la guerra totale intrapresa contro la criminalità, in particolare contro i narcotrafficanti. Un passato importante, un passato drammatico, un passato che ancora oggi continua a mutilare e uccidere: si calcola che 80milioni di bombe a grappolo inesplose siano ancora lì, in territorio laotiano. Lo stesso Duterte ha avvertito "che ci saranno molti morti finché non saranno cacciati tutti gli spacciatori dalle strade".