Corleone, otto imprenditori denunciano il pizzo: arrestati 12 boss

Corleone, otto imprenditori denunciano il pizzo: arrestati 12 boss

A Corleone, all'alba di stamane i Carabinieri hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di dodici persone accusate a vario titolo di associazione mafiosa, estorsione e danneggiamento. Libertà vigilata per due anni per due soggetti ritenuti i mandanti di un omicidio.

Secondo gli investigatori avrebbero assoldato due uomini che dovrebbero essere proprio Pellitteri e Masaracchia promettendo la somma di tremila euro. In otto hanno ammesso di avere pagato, di avere subito le minacce estorsive dei capi ed emissari di Cosa nostra corleonese. Il nome più autorevole fra gli arrestati è quello di Carmelo Gariffo, il nipote prediletto di Provenzano. Una novità assoluta nel panorama corleonese, dove le vittime del pizzo non si erano mai rivolte ai magistrati. Sono stati, inoltre, documentati numerosi reati, espressione della capacita' di intimidazione e controllo del territorio.

Palermo, 27 set. (askanews) - "Alcuni artigiani e imprenditori che vivono e lavorano tra i paesi di Chiusa Sclafani, Palazzo Adriano e Corleone, hanno collaborato" con le forze dell'ordine, "e denunciato con l'ausilio e il supporto di Addiopizzo" le richieste di pizzo da parte della mafia.

Il capoclan Carmelo Gariffo, già arrestato nel 2006 e smistatore di pizzini durante la latitanza del boss corleonese, poteva contare su un gruppo di fedelissimi. Il giudice delle indagini preliminari Fabrizio Anfuso ha firmato poi un'ordinanza di custodia cautelare per un altro forestale a contratto, Vito Biagio Filippello. Fra gli arrestati, il capo cantoniere Francesco Scianni, il figlio del capomafia Rosario Lo Bue, Leoluca, e Pietro Vaccaro, gli ultimi due sono allevatori; in cella pure gli omonimi Francesco Geraci, nipote e figlio di un capomafia deceduto, sono imprenditori agricoli.

Altri due incensurati di Palazzo Adriano, a loro è diretto il provvedimento di libertà vigilata, si erano rivolti agli uomini del clan per uccidere un parente, che ritenevano di troppo nella divisione di un'eredità. Un progetto sventato dalle indagini dei carabinieri.