BpVi, più esuberi in vista col nuovo piano

BpVi, più esuberi in vista col nuovo piano

L'ad Francesco Iorio ha spiegato che ad ottobre presenterà un aggiornamento del piano industriale, annunciando però che "gli esuberi previsti nell'attuale piano, ovvero 550, non saranno sufficienti".

Nel corso del 1° semestre 2016, l'attività del management si è concentrata sul processo di ristrutturazione avviato nel 2015 volto al rilancio del Gruppo, che ha visto il completamento di tappe fondamentali quali (i) la trasformazione della banca in società per azioni, (ii) la realizzazione del pianificato aumento di capitale da 1,5 miliardi che ha consentito di mettere in sicurezza la Banca e (iii) il rinnovamento della governance con l'approvazione di un nuovo Statuto, la nomina di un nuovo Consiglio di Amministrazione e Collegio Sindacale.

Ma se Iorio frena di certo Bragantini non accelera sul fronte "ristori", quando, ce lo sussurra Smiderle, dice: "Vorrei che fosse chiaro un concetto".

In particolare, le rettifiche di valore per deterioramento nel periodo risultano pari a 939 milioni di euro, di cui -593 milioni su crediti (-703 milioni lo stessa voce nel primo semestre 2015) e -311 milioni sulle partecipazioni (di queste 230 milioni si riferiscono alla svalutazione di Cattolica Assicurazioni). La banca ricorda che lo scorso 4 maggio è stato finalizzato l'aumento di capitale da 1,5 miliardi di euro attraverso l'iegrale sottoscrizione da parte del Fondo Atlante che ora detiene il 99,33% dell'istituto vicentino, e dall'avvio del nuovo modello di banca commerciale (Spa).

Omonimo e in accordo col Cda di Mion nel sostenere che le "baciate" sono legittime: "traduzione - sintetizza efficacemente Smiderle -: dei prestiti "baciati" si chiederà il rimborso", anche se, non si sa poi su quali a questo punto svuotate basi, continuerebbe, "l'azione di responsabilità" verso Zonin & c. Il travaglio della Banca Popolare di Vicenza non conosce fine e il suo futuro è ancora tutto da scrivere in una revisione del piano industriale che guarda anche a "una stretta collaborazione" con Veneto Banca. In conferenza stampa il presidente Gianni Mion ha sottolineato che la fusione tra le due banche si doveva fare già anni fa. "Andava fatta qualche tempo fa e oggi ci sarebbe una banca con una quota di mercato importante".

Il fenomeno va collocato temporalmente tra il 2007 e il 2009 e nasce con la prima grande operazione di cessione di sportelli bancari effettuata da Intesa Sanpaolo a valle della fusione per eliminare le sovrapposizioni di sportelli che si era venuta a creare. Sembra che l'offerta in questione consista in un miliardo di euro a supporto del piano di risanamento dei due istituti per agevolarne la futura fusione.