Banche: settore in affanno, debole UBI Banca, in controtendenza Bper

Banche: settore in affanno, debole UBI Banca, in controtendenza Bper

Intanto si è aperta una questione che riguarda i correntisti di alcune banche che partecipano al Fondo nazionale di risoluzione: secondo quando riportano La Stampa e il Linkiesta, Ubi, Bpm e Unicredit avrebbero avvisato dipendenti e clienti dell'aumento unilaterale dei costi per i correntisti (+ 25 euro di spese fisse), giustificato (almeno nel caso di Bpm secondo un estratto riportato da Linkiesta) proprio con la necessità di recuperare parte delle somme erogate a favore del Fondo. Accusa la maggior perdita di valore UBI Banca che lascia sul parterre oltre il 2% a 2 euro.

Ecco cosa dice Banco Popolare guidato dall'amministratore delegato Pier Francesco Saviotti (nella foto): "Ci siamo trovati a dover pagare 152 milioni di euro circa al Fondo nazionale di Risoluzione (che, in caso di default, copre il singolo correntista fino a 100mila euro), rispetto alle poche decine di milioni che versavamo abitualmente".

Ai correnti è comunque riconosciuto il diritto di recesso. Costi che nel solo 2016 ammonteranno a circa 60 milioni e che in precedenza non c'erano.

In aggiunta alla proposta di Ubi Banca, sempre secondo fonti riprese da Reuters, dovrebbero essere state considerate altre due ipotesi, la cessione dei quattro istituti in blocco e il destino di CariFerrara: il problema pare essere che al momento non siano state formulate proposte per rilevare in blocco i quattro istituti, mentre degli altri due ventilati pretendenti solo uno, Banca popolare di Bari, ha confermato per bocca del suo presidente, Marco Jacobini, un interesse per la sola CariChieti, mentre Bper, apparsa inizialmente interessata a Banca Etruria, sarebbe tentata dal rinunciare. "Questi costi verranno condivisi con i clienti (il recupero degli stessi per la banca non è integrale) che in cambio ne riceveranno una sorta di ulteriore assicurazione" sostengono fonti interne.

Il documento inviato ai clienti, nota Linkiesta, cita tra i fattori che hanno reso necessario l'incremento "l'accordo intergovernativo Fatca", entrato però in vigore lo scorso anno, "l'aumento dell'Iva", che è del 2013, le "disposizioni in materia di disaster recovery e adeguamento del sistema informativo", "l'applicazione del regolamento europeo (...) che ha introdotto nuove regole sulle commissioni interbancarie applicabili alle carte di credito e di debito" e infine "l'accordo per la costituzione di un fondo per la risoluzione delle crisi bancarie".

In sostanza non è neanche il fatto che non siano disposti a prestare soldi (in buona parte anche questo), ma soprattutto nel fatto che i tassi di interesse sono talmente bassi che il rischio non vale la candela. E dunque proprio sui clienti finali è stato scaricato il costo dei salvataggi bancari di questi ultimi mesi.