Ancelotti: "Berlusconi? Criticava ma ci motivava"

Ancelotti:

Non ci sono obiettivi fissi, bisogna semplicemente puntare a vincere tutto.

Carlo Ancelotti si racconta al Die Welt, ma le sue dichiarazioni più belle le rilascia sul conto di Silvio Berlusconi. "Il Bayern si differenzia dal Real e dal Barcellona". E si tratta solo dello stipendio base, che potrebbe arrivare a sforare i 15 annui in relazione agli obiettivi raggiunti: si parla dunque della vittoria del quinto titolo consecutivo in Bundesliga per il Bayern Monaco e, soprattutto, della conquista della Champions League. Le big del calcio europeo nulla possono se al centro della mediazione non c'è la sapiente regia del 'deus ex machina', il risolutore delle diatribe più ingarbugliate che tesse la tela e trasforma i contatti in contratti. "Ecco, quell'esperienza mi ha insegnato che a volte è necessario rispettare anche le regole che si percepiscono come ingiuste".

Dall'infanzia difficile "dove il proprietario terriero veniva e ci portava via la metà del raccolto", alla gestione dei calciatori "ammirati come 30 anni fa le stelle di Hollywood"; la vita di Carlo Ancelotti è passata attraverso 5 Paesi e culture diverse, ha mietuto vittorie e sempre lasciato il segno.

"I club hanno consegnato troppo potere ai procuratori dei calciatori". Di grandi squadre Ancelotti ne ha allenate molte. "Questo club ha davvero una buona immagine, una lunga storia". Non tutti però sono in grado di guidare società con queste ambizioni: "Berlusconi criticava quando il Milan andava bene - ricorda Carletto -". Quando facevamo male era sempre pronto a sostenerci. Nei momenti di difficoltà non avrebbe mai gettato benzina sul fuoco. Per quanto riguarda le sue intromissioni nei discorsi tattici è vero che amava immischiarsi ma lo faceva sempre in momenti positivi. L'allenatore del Bayern Monaco spiega così il suo rifiuto di approcciare gli entourage dei suoi giocatori: "Per me i rapporti umani sono più importanti".