Alzheimer, la speranza: farmaco pulisce il cervello dalle placche in 1 anno

Alzheimer, la speranza: farmaco pulisce il cervello dalle placche in 1 anno

Testato in provetta e sugli animali, Aducanumab ha dimostrato di saper attaccare in modo mirato le placche di beta-amiloide tossiche presenti nel cervello, favorendone la distruzione: il tutto senza andare minimamente ad intaccare la proteina precursore dell'amiloide, che invece si trova in tutto l'organismo e deve essere salvaguardata perché gioca un ruolo cruciale nella crescita delle cellule nervose. Il farmaco in questione è un anticorpo monoclonale, l'Aducanumab, la cui efficacia e sicurezza sono state valutate da uno studio pubblicato negli scorsi giorni su Nature. Lo sviluppo dell'anticorpo come terapia e la sua successiva sperimentazione si basano su questo principio: il test clinico è stato svolto su un gruppo di 165 persone affette da Alzheimer in forma moderata: metà delle quali ha ricevuto una infusione settimanale, mentre ai restanti è stato somministrato del placebo. La novità è che anche se in condizioni sperimentali e molto precarie si è vista oltre alla riduzione delle placche anche la riduzione dei sintomi. Saranno gli altri confronti con altri campioni di pazienti e con i gruppi di controllo a dire che davvero il farmaco funziona su tutti o se ha azione individuale.

Morbo di Alzheimer, un farmaco fa scomparire le placche al cervello nel giro di un anno.

L'Alzheimer oggi colpisce 47 milioni di persone nel mondo.

"Valuto questo studio molto importante e incoraggiante e ho l'impressione che, con le dovute cautele, ci stiamo avvicinando a una soluzione concreta per curare l'Alzheimer".

Il nome di questo potentissimo "spazzino" molecolare è Aducanumab: si tratta di un anticorpo monoclonale di origine umana, scoperto nel sangue di alcuni centenari ancora nel pieno delle loro facoltà mentali. "È decisamente passo in avanti" - ha commentato Marco Trabucchi, il presidente dell'Associazione Italiana di Psicogeriatria e Direttore Scientifico del Gruppo di Ricerca Geriatria di Brescia. È stato dimostrato che il farmaco riduce l'amiloide nel cervello, ma non sempre si sono visti gli effetti clinici. Gli scienziati, comunque, rimango con i piedi per terra, evitando toni trionfalistici in quanto sono stati molti i farmaci che nella prima fase hanno mostrato sensibili cambiamenti, ma che nelle ulteriori sperimentazioni non hanno ottenuto risultati altrettanto significativi. Lo studio si dovrebbe concludere entro la fine del decennio.