Scontro tra treni, i pm rivelano: non ci furono tentativi di frenata

Scontro tra treni, i pm rivelano: non ci furono tentativi di frenata

Sono risultati difformità cronologiche e disallineamenti tra le registrazioni delle due memorie di bordo presenti sui convogli coinvolti; ci sono verifiche sulle potenzialità di controllo del centro coordinatore del traffico della Ferrotramviaria di Bari-Fesca. "Non c'è alcun segno di frenata dei due treni" ha spiegato Giannella, aggiungendo: "Uno dei treni, quello partito da Andria, usciva da curva e viaggiava a circa 100 km/ora; il secondo invece viaggiava a quasi 90 km/h perché si immetteva nella curva. I due macchinisti non si sono visti e non hanno avuto un attimo per una manovra di emergenza". "È stato un incontro molto toccante"- ha commentato il procuratore che coordina il pool composto dai pm Michele Ruggiero, Marcello Catalano e Alessandro Pesce.

A distanza di un mese dalla strage avvenuta in Puglia per lo scontro tra due treni sul tratto Andria-Corato, emergono nuovi inquietanti dettagli sulla vicenda. Sei sono le persone indagate dai magistrati tranesi, che dopo i familiari delle vittime incontreranno i giornalisti per fare il punto dell'inchiesta: il direttore generale di Ferrotramviaria, Massimo Nitti, il direttore di esercizio, Michele Ronchi, la presidente e legale responsabile della società ferroviaria, Gloria Pasquini, il capotreno Nicola Lorizzo e i capistazione di Andria e Corato, Vito Piccarreta e Alessio Porcelli. "I due macchinisti sostanzialmente non si sono visti". L'obiettivo delle forze dell'ordine è quello di confrontare tali dati con quelli prodotti dalla scatola nera, così da ricostruire gli ultimi attimi prima della tragedia.

"È una tragedia quella che è successa e siamo distrutti, il procuratore ha avuto parole di consolazione ma dicono che siamo a metà strada". Proprio per questo si indaga anche per capire che fine abbiano fatto quei soldi che dovevano essere destinati per quel preciso lavoro pubblico e se ci sono gli estremi per intervenire penalmente su qualcuno.