Rinnovo contratti pubblica amministrazione: "Occorrono 7 miliardi"

Rinnovo contratti pubblica amministrazione:

Le notizie sulla frenata del Pil - conclude - no "possano fare da apripista a nuove fumate nere sulla disponibilità delle risorse necessarie alla ripresa della contrattazione, perché ciò, è del tutto evidente, genererebbe una frattura insanabile, rendendo inevitabile l'apertura di un grave conflitto, che nessuno vuole in quanto dannoso per tutti, ad iniziare dalla funzionalità del servizio pubblico e dalle esigenze della collettività". "La riapertura della contrattazione nel Pubblico Impiego presuppone la disponibilita' di nuove risorse, che siano sufficienti a garantire un recupero adeguato del potere di acquisto da parte dei dipendenti pubblici", dice il segretario generale della Uilpa Nicola Turco.

Anche le altre sigle sindacati si sono unite in coro alla nota di Turco per chiedere all'unanimità che il governo rimetta mano al rinnovo dei contratti dei lavoratori pubblici.

Il Segretario generale della UIL Pubblica Amministrazione - UILPA ritiene infatti che il Governo sul piatto della bilancia dovrà mettere almeno 7 miliardi di euro che corrispondono al costo di un rinnovo triennale dei contratti nel pubblico impiego 'dopo sette lunghi anni di penalizzazione retributiva'.

Secondo la Cisl-Fp, nel frattempo gli stipendi sono tornati ai livelli del 2001: nel 2009 un dipendente pubblico percepiva in termini nominali circa 4.300 euro in più rispetto ad un lavoratore del settore manifatturiero ed oggi percepisce 1.300 euro in meno.

Secondo la Cgil servono 7 miliardi all'anno da stanziare su cinque anni, per cui il governo si ritroverebbe a dover reperire 35 miliardi di euro solo per questa specifica questione. Lo scorso anno una sentenza della Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo il blocco della contrattazione da agosto del 2015, escludendone la retroattivita' per evitare voragini nel bilancio dello Stato. "Bisogna agire sulla politica dei bonus, - aggiunge - sulle consulenze esterne nella pubblica amministrazione, sulla reinternalizzazione dei servizi, sul sistema degli appalti e degli acquisti e restituire anche ai lavoratori il frutto del lavoro compiuto con la lotta all'evasione fiscale". L'iniziativa in difesa dei primi "2.000 dipendenti pubblici chiedono risarcimento danni e indennizzo per perdita di potere d'acquisto" avanza la richiesta di "condannare lo stato a pagare 10.400 euro ad ogni ricorrente, oltre 33 miliardi da restituire a 3,2 milioni di lavoratori".

Il Codacons, inoltre, ha depositato al Tar del Lazio un ricorso collettivo (class action) chiedendo 10.400 euro di rimborso per il mancato adeguamento degli stipendi nel tempo.