Plastica e microplastica: dal mare direttamente a tavola

Plastica e microplastica: dal mare direttamente a tavola

In entrambi i casi le conseguenze sono gravi: possono verificarsi lesioni negli organi dove avviene l'accumulo o trasferimento di contaminanti tossici dai frammenti di plastica ai tessuti degli organismi che li ingeriscono. La presenza di frammenti plastici è stata rintracciata in percentuali differenti a seconda dei punti di rilevamento, con punte dell'83% sugli scampi che vivono intorno alle coste britanniche.

E' allarme plastica per i pesci e i frutti di mare.

Un vero e proprio allarme è stato lanciato, nei giorni scorsi, dall'organizzazione non governativa ambientalista e pacifista fondata a Vancouver nel 1971 ovvero Greenpeace riguardo il tema legato all'inquinamento nei mari e precisamente l'inquinamento da plastica nei nostri mari, tema questo piuttosto discusso e dibattuto ormai da diverso tempo. Una conferma viene oggi dal rapporto tecnico "Plastics in Seafood - full technical review of the occurrence, fate and effects of microplastics in fish and shellfish", realizzato da Kathryn Miller, David Santillo e Paul Johnston dei Greenpeace Research Laboratories, che sottolinea: "Sempre più plastica viene ingerita dagli organismi marini e può risalire la catena alimentare fino ad arrivare nei nostri piatti". Lo denuncia Greenpeace in un nuovo rapporto dal titolo "La plastica nel piatto, dal pesce ai frutti di mare". Un recente rapporto di Greenpeace Est Asia ha analizzato le politiche ambientali di trenta imprese del settore dei cosmetici e altri prodotti domestici, mostrando che nessuna azienda ha piani efficaci per l'eliminazione tempestiva delle microsfere.

Greenpeace stima a questo proposito che "ogni anno arrivano in mare otto milioni di tonnellate di plastica: un po' sotto forma di microsfere e un po' sotto forma di frammenti dovuti alla degradazione di altri rifiuti come imballaggi, fibre o altro". Si tratta di una misura precauzionale, al vaglio in numerosi Paesi, necessaria per fermare al più presto il consumo umano di questi materiali.

"Servono subito regole stringenti" - Purtroppo, ha osservato l'associazione, "non ci sono ancora ricerche sufficienti a definire con certezza gli impatti sulla salute umana". Arrivate al mare, le microplastiche possono sia assorbire che cedere sostanze tossiche ed è dimostrato che vengono ingerite da numerosi organismi: pesci, crostacei, molluschi.