Mafia, Boldrini, Grassi disse no a pizzo

Mafia, Boldrini, Grassi disse no a pizzo

Lo fa tramite i giornali siciliani, e lo fa anche in tv.

Scopelliti: un giudice coraggioso, incorruttibile, protagonista di processi delicatissimi come quelli legati al caso Moro, al sequestro della nave da crociera Achille Lauro, alla strage di piazza Fontana e a quella avvenuta il 23 dicembre dell'84 sul Rapido 904; un uomo di legge tutto d'un pezzo, rigoroso e preciso, infaticabile e determinato a battersi con tutte le forze contro il cancro eversivo e criminale, al punto da attirarsi molteplici antipatie e da finire nel mirino tanto di Cosa Nostra quanto della 'ndrangheta, fino alla tremenda decisione di eliminarlo per cancellarne l'esempio e la meticolosità, lanciando un avvertimento a tutti quei magistrati che, animati dal medesimo fervore, erano intenzionati a fare di lui un modello e ad applicarne i metodi. Nella docufiction Libero Grassi è interpretato da Adriano Chiaramida. Sempre il 29 agosto verra' trasmesso in seconda serata su Canale 5, all'interno di 'Top secret', il documentario 'Libero nel nome' realizzato sei anni fa da Pietro Durante di cui la Taodue ha acquisito i diritti di trasmissione. "C'era un accordo, pagare tutti per pagare meno e non bisognava rompere gli equilibri, mio padre li ha rotti" sottolinea Alice Grassi che ha visto 'Io Sono Libero' prima che fosse pronta per la messa in onda. La conobbi dopo l'uccisione di suo marito Libero Grassi, l'imprenditore che da solo sfidò pubblicamente la mafia rifiutandosi di pagare il pizzo. "Pina Maisano è stata l'ispiratrice della rinascita di Palermo, soprattutto sul versante della lotta al racket del pizzo - dice Grasso -Ma sono certo che movimenti come Addipiizzo continueranno iul suo percorso". La narrazione è fatta da un giovane giornalista, Marco, che ricostruisce i fatti con l'aiuto della fiction ma anche di documenti, immagini dell'epoca e intervista. La storia di Libero ci ha travolto. "Abbiamo scelto di raccontarla attraverso una docufiction per non dimenticare che questi sono fatti realmente accaduti e anche per questo abbiamo girato la maggior parte della fiction a Palermo".

Il lungo documento ripercorre la vita dell'imprenditore siciliano negli ultimi otto mesi. L'imprenditore siciliano aveva avuto il coraggio di denunciare la richiesta di pizzo, denunciando gli estorsori, e per questo ha pagato con la vita. Sarà proprio attraverso il suo sguardo ed il suo racconto che lo spettatore seguirà la battaglia solitaria dell'imprenditore. "Ma non può più essere che ce la raccontiamo sempre tra di noi". Successivamente, tre mesi dopo, Michele Santoro lo intervistava nel programma "Samarcanda" e dove Grassi dichiarava "Non pago perché sarebbe una rinunzia alla mia dignità di imprenditore" purtroppo però, la mafia lo ucciderà pochi mesi dopo sparandogli alla schiena.