Inquinamento: Greenpeace, plastica in mare: una bomba tossica a orologeria

Inquinamento: Greenpeace, plastica in mare: una bomba tossica a orologeria

Mentre la produzione globale di plastica aumenta in modo esponenziale - erano 204 tonnellate nel 2002, 299 tonnellate nel 2013 - i nostri mari sono sempre più inquinati e la salute degli organismi marini sempre più a rischio.

La denuncia arriva dal nuovo rapporto di Greenpeace "La plastica nel piatto, dal pesce ai frutti di mare", realizzato dai laboratori di ricerca dell'associazione ambientalista che raccoglie i più recenti studi scientifici sull'impatto ambientale delle microplastiche. Esse sono minuscole sfere di plastica prodotte per l'utilizzo in prodotti domestici (come cosmetici e altri prodotti per l'igiene personale). "Una volta in mare, gli oggetti di plastica possono frammentarsi in pezzi molto più piccoli, e diventare microplastica" si legge nel report di Greenpeace.

Giorgia Monti, responsabile della Campagna Mare di Greenpeace Italia, afferma che un bando alla produzione di microsfere è probabilmente la via più semplice per porre davanti agli occhi gli effetti dell'inquinamento del mare e per mostrare lo stretto legame che intercorre tra questi e i danni alla salute umana. In entrambi i casi le conseguenze sono gravi: possono verificarsi lesioni negli organi dove avviene l'accumulo o trasferimento di contaminanti tossici dai frammenti di plastica ai tessuti degli organismi che li ingeriscono.

Greenpeace Italia ha chiesto al Parlamento di adottare al più presto il bando alla produzione e uso di microsfere di plastica nel nostro Paese.

Greenpeace stima a questo proposito che "ogni anno arrivano in mare otto milioni di tonnellate di plastica: un po' sotto forma di microsfere e un po' sotto forma di frammenti dovuti alla degradazione di altri rifiuti come imballaggi, fibre o altro". Si tratta di una misura precauzionale, al vaglio in numerosi Paesi, necessaria per fermare al più presto il consumo umano di questi materiali. Arrivate al mare, le microplastiche possono sia assorbire che cedere sostanze tossiche ed è dimostrato che vengono ingerite da numerosi organismi: pesci, crostacei, molluschi.

"Servono subito regole stringenti" - Purtroppo, ha osservato l'associazione, "non ci sono ancora ricerche sufficienti a definire con certezza gli impatti sulla salute umana".