Dirigenti PA: i contenuti della riforma Madia

Dirigenti PA: i contenuti della riforma Madia

"Un nuovo modello di dirigenza pubblica, che insiste sul premio di risultato anziché sulla posizione".

Il Consiglio dei Ministri ha approvato in via preliminare il decreto legislativo sulla riforma della Dirigenza Pubblica. Chi invece detiene la propria carica da meno di un quinquennio dovrà, per restare al proprio posto, affrontare un esame tenuto, a seconda del ruolo, da una commissione statale, regionale o locale. Per loro, dopo un complicato lavorio tecnico che però non sembra aver più di tanto migliorato l'accoglienza della riforma, il testo esaminato ieri dal Consiglio dei ministri prevede una corsia preferenziale parziale (come anticipato nei giorni scorsi su questo giornale). Terminato il mandato, il dirigente finirà nel ruolo unico di appartenenza in attesa che le "Commissioni per la dirigenza pubbliche", organi imparziali formati da esperti, attribuiscano i nuovi incarichi con una "procedura comparativa con avviso pubblico". Le tre commissioni saranno istituite entro 90 giorni dall'entrata in vigore del decreto.

Nello specifico, il provvedimento, nel riconoscere le peculiarità dello sport per persone con disabilità, si legge nel comunicato del Governo, "prevede la trasformazione del Cip in ente autonomo di diritto pubblico" che dovrà funzionare utilizzando parte delle risorse finanziarie attualmente in disponibilità o attribuite al Coni. In particolare, preseleziona i candidati ai fini del conferimento degli incarichi dirigenziali generali ed effettua la valutazione ex post delle scelte effettuate dalle amministrazioni per altri incarichi.

Gli incarichi dirigenziali nella p.a. dureranno quattro anni e saranno prorogabili solo una volta, per altri due anni. Il dirigente a cui è revocato l'incarico per inadempienza ha un anno di tempo per avere un nuovo incarico altrimenti scatta la licenziabilità.

"Il trattamento economico accessorio complessivo deve costituire almeno il 50 per cento della retribuzione complessiva del dirigente, e la parte di tale trattamento collegata ai risultati deve costituire almeno il 30 per cento della predetta retribuzione complessiva".

Nello specifico, il provvedimento prevede un piano di razionalizzazione, in un'ottica di efficientamento, di efficacia e di riforma della governance delle Camere di commercio. Si terrà quindi conto delle valutazioni sul lavoro svolto dai dirigenti: una sorta di pagella che verrà compilata con riguardo a numerosi indici di performance. Poi torneranno in consiglio dei ministri per l'approvazione definitiva.

Nello specifico, per la prima volta gli Enti pubblici di ricerca (Epr) avranno un riferimento normativo comune, che elimina molti dei vincoli gestionali previsti per la PA. Un sistema di regole più snello e più appropriato alle esigenze del settore. Il decreto prevede autonomia gestionale e statutaria per gli Enti, il recepimento della Carta europea dei ricercatori e più libertà nelle assunzioni dei ricercatori. Come accade già per le Università, inoltre, gli enti che hanno risorse per farlo potranno assumere liberamente entro il limite dell'80% del proprio bilancio.