Diabete, le promesse di una nuova capsula che rilascia insulina

Diabete, le promesse di una nuova capsula che rilascia insulina

"Abbiamo sviluppato una nuova tecnologia chiamata Cholestosome - ha detto Mary McCourt, uno dei leader del team di ricerca - che è una particella neutra a base lipidica in grado di fare alcune cose molto interessanti".

Gli studiosi della Niagara University, durante il meeting nazionale dell'American Chemical Society a Philadelphia, hanno reso noto i risultati dei test in vivo, definitivi molto incoraggianti, con i quali potrebbe essere possibile somministrare l'insulina tramite semplici pillole. Il vantaggio per i pazienti diabetici, un milione solo in Italia, è di sganciarsi dal vincolo di centinaia di iniezioni all'anno e per il sistema sanitario rappresenta una concreta possibilità di risparmio sul materiale necessario per la terapia insulinica data in dotazione ai propri pazienti. "Un approccio, in fase di sperimentazione in trial clinici, prevede l" impacchettamento' dell'insulina all'interno di un rivestimento polimerico che protegga la proteina dagli acidi dello stomaco. McCourt e colleghi hanno però anche un altro obiettivo in mente: ottimizzare ulteriormente le formulazioni.

"Utilizzando la Cholestosome siamo riusciti ad incapsulare con successo l'insulina".

Studi eseguiti sui topi hanno avuto risultati promettenti: specifiche formulazioni di Cholestosome riempiti con insulina presentavano infatti un alto livello di biodisponibilità, il che significa che la maggior parte dell'insulina contenuta nelle capsule raggiungeva il flusso sanguigno. "Le nuove vescicole sono fatte di molecole lipidiche naturali, che sono dei normali mattoncini di grasso, ma i ricercatori spiegano che non sono come altri 'trasportatori' di farmaci a base di lipidi, chiamati liposomi".

Modelli al computer hanno mostrato che i lipidi, una volta assemblati in sfere, formano particelle neutre resistenti agli attacchi degli acidi dello stomaco. Già da tempo numerosi ricercatori stanno sperimentando delle alternative, esse non sempre si sono però rilevate efficienti (basti pensare al flop dell'insulina spray che potrebbe però essere utile nell'Alzheimer), una nuova speranza arriva però dai laboratori della Niagara University.

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