Omicidio Yara. Bossetti: "Ripetete il test del Dna"

Omicidio Yara. Bossetti:

Si è difeso fino all'ultimo respingendo le accuse Massimo Bossetti, il muratore di Mapello accusato dell'omicidio di Yara Gambirasio.

E sul Dna: "Sarei un pazzo a chiedervi di rifare il test se fossi colpevole".

In aula per la sentenza di Massimo Bossetti c'è anche la moglie, Marita Comi. "Non sono un assassino, sono innocente e condannarmi sarebbe il più grave errore del secolo", e infine: "Grazie per l'attenzione e la pazienza". Tre i casi che potranno verificarsi: condanna all'ergastolo con isolamento diurno per 6 mesi (questa la richiesta del pm Ruggeri), oppure una condanna più lieve con l'applicazione delle attenuanti, o, ancora, la libertà immediata dopo due anni di carcere. Bossetti non vedeva l'ora di parlare di sé ai giudici, "per dirvi come realmente sono, non la persona descritta in quest'aula". "Sarò un ingenuo, uno stupido, ma non sono un assassino".

"Restando nelle vostre mani accetterò il verdetto qualunque esso sia perché pronunciato in assoluta buona fede". Secondo il muratore nell'inchiesta e nel processo sono stati introdotti soltanto "pettegolezzi per condizionare l'opinione pubblica e soprattutto voi (ha detto rivolto ai giudici, ndr)". Sono arrivati giornalisti, fotografi e cameramen da tutta Italia, anche se per disposizione della Corte fotografi e teleoperatori non possono entrare in aula. Bossetti, oltre ad aver insistito molto sul fatto che "quel dna" trovato sul cadavere della ragazzina "non è il mio", ha spiegato anche di non essersi "mai preoccupato nemmeno quando fecero l'esame del Dna a mia madre". E' un'indagine faticosa, con numeri record e che non trascura nessuna pista, quella che porta a identificare il padre naturale di Bossetti (Giuseppe Guerinoni di cui sarà necessario riesumare la salma), quindi la madre che ha sempre negato la relazione clandestina.