Crisi del grano: Cia lancia lo "sciopero della semina"

Crisi del grano: Cia lancia lo

Ma se gli agricoltori ci perdono, a guadagnarci da questa situazione sono solo le grandi multinazionali che importano grano dallestero per produrre allinsegna di unitalianità che non è reale, senza preoccuparsi di cosa conterrà la farina e di cosa mangeranno le famiglie. Durante la manifestazione, gli agricoltori hanno regalato ai passanti porzioni di grano, per promuovere la lotta contro le speculazioni, le importazioni di grano spesso vecchio e senza le regole fitosanitarie seguite in Italia e la mancanza di etichettatura che rende il prodotto indistinguibile. Secondo Legacoop si è passati dagli oltre 260 euro per tonnellata del 2013 ai circa 180 di quest'anno con un calo di oltre il 30 percento, Coldiretti parla di prezzi arrivati a 16 centesimi al chilo cioè al di sotto dei costi di produzione, la Cia parla di ritorno al prezzo di 50 anni fa mentre i costi di produzione sono aumentati quasi del doppio e oggi 100 kg di grano valgono meno di 7 kg di pane.

I produttori dell'Emilia Romagna hanno perso più di 70 milioni di euro per il crollo dei prezzi del grano diminuiti rispetto allo scorso anno del 43 per cento per il grano duro e del 19 per cento per il tenero, senza che questo abbia portato nessun beneficio per i consumatori. Alla manifestazione è intervenuto anche il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano: "La Puglia è il grano, la Puglia è l'agricoltura - ha detto il governatore - io qui sto difendendo l'identità di una regione che attraverso la coltivazione del grano è riuscita a costruire nei secoli la propria ragione di esistenza".

"Per restituire un futuro al grano italiano occorre l'indicazione in etichetta dell'origine del grano utilizzato nella pasta e nei derivati/trasformati - sottolinea il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo - ma anche l'indicazione della data di raccolta (anno di produzione) del grano assieme al divieto di utilizzare grano extra comunitario oltre i 18 mesi dalla data di raccolta. Il problema è proprio questo: che il mondo dell'agricoltura deve marciare unito o si fa il gioco degli industriali".

Un quadro che peggiora se i dati vengono rapportati agli ultimi dieci anni. "E mentre giunge il grano straniero, quello made in Italy viene esportato a basso prezzo nell'area del Mediterraneo". Migliaia quelli che hanno invaso alcune delle principali città italiane, dalla Sicilia alla Basilicata, dalla Puglia al Molise per una mobilitazione nazionale in difesa del frumento italiano. A Palermo i produttori si sono incontrati per la #guerradelgrano al Politeama, per poi spostarsi in corteo verso piazza Indipendenza, sotto Palazzo d'Orleans. "Un piano che dia vita ad un tavolo di filiera con l'obiettivo di responsabilizzare gli operatori ad una più equa ripartizione della redditività e ad operare uniti per un 'sistema Italia', a partire proprio dal contrasto ad ogni forma di speculazione".

IL NODO DELLA QUALITÀ - La querelle è nota: secondo i produttori di pasta il frumento importato è migliore tecnicamente (e costa di più) per via dell'alto contenuto di glutine, ma coltivatori ribattono ricordando che lunghi viaggi a bordo delle navi e lo stesso clima umido di Paesi come il Canada favoriscono la presenza di micotossine. Dobbiamo essere in grado di spiegare le qualità superiori del nostro grano.

SCONTRO SULLE IMPORTAZIONI - Nel 2015 sono stati acquistati dall'estero circa 4,8 milioni di tonnellate di frumento tenero e 2,3 milioni di tonnellate di grano duro.