Alta Velocità: 40 arresti per infiltrazioni mafiose in sub appalti Terzo Valico

Alta Velocità: 40 arresti per infiltrazioni mafiose in sub appalti Terzo Valico

L'indagine ha toccato anche i subappalti del Terzo Valico che collegherà Genova con Milano e anche alcune ditte che si occupano del "movimento terra" operanti nel savonese.

Le indagini, dirette dalla Procura distrettuale antimafia di Reggio Calabria, sono state divise in due filoni.

E' stata inoltre documentata la partecipazione a diversi summit mafiosi da parte degli indagati. Questo per consentire un maggior guadagno alle imprese mafiose e assicurarsi il pagamento di un corrispettivo. La nuova inchiesta che porta la firma della squadra mobile di Reggio Calabria, guidata Francesco Rattà, ha messo a nudo i rapporti tra le cosche della Piana di Gioia Tauro e la politica a "disposizione" dei boss quando c'era da affidare appalti pubblici.

In particolare, fa notare la Dia, "appare interessante la tendenza della 'ndrangheta ad investire i propri capitali illeciti nel settore della produzione e commercializzazione di lampade a led". Documentati consistenti investimenti all'estero nel settore immobiliare mediante una serie di operazioni realizzate in costa Azzurra, nelle Canarie ed in Brasile, attraverso il riciclaggio di capitali di provenienza illecita e la contestuale acquisizione di disponibilita' finanziarie in quei paesi in forza di rapporti instaurati con fiduciari locali. Secondo quanto accertato, alcuni degli arrestati erano in contatto con "politici locali, regionali e nazionali di Reggio Calabria" e con "funzionari dell'Agenzia delle Entrate e della Commissione Tributaria", sempre della provincia di Reggio.L'operazione comprende anche il sequestro preventivo di beni mobili, immobili, depositi bancari e di numerose società riconducibili agli indagati per un valore di circa 40 milioni. Lo ha ribaditoo stamane il procuratore capo della Dda reggina, Federico cafiero de Raho, nel corso di una cinferenza stampa. Il gip di Reggio Calabria ha tuttavia rigettato la richiesta perché ha sostenuto che l'accusa, sebbene riferibile a una cosca di 'ndrangheta diversa, riguardasse la stessa contestazione per la quale è già stata ammessa nell'operazione Mamma Santissima.